Lino Mannocci, nato a Viareggio cinquantacinque anni fa, vive a Londra da più di trent’anni, ma tutte le estati torna a vivere nel paesaggio mediterraneo che rimane il centro della sua ricerca pittorica.
Il mare, soprattutto, acquista notevole importanza nella contrapposizione alla figura umana in un contesto dallo sfondo quasi mistico.
L’esposizione che la galleria Il Bisonte presenta è dedicata a questo rapporto, talvolta mistico, altre volte che trascende il significato religioso. Si tratta di incisioni eseguite in pochissime copie in un rapporto, come dice Vincenzo Farinella, autore del saggio che introduce il catalogo, “fatto di simpatetica adesione alla vita fisica della lastra, di intima immersione e quasi di immedesimazione nei segreti della morsura”.
Il visitatore potrà ammirare incisioni come “Viareggio brucia” dove- sempre attraverso le parole di Farinella- “il soggetto di Sara, Lot e le figlie offre una struggente metafora per riflettere sui drammatici ed attualissimi temi dell’abbandono della patria, del dolore causato da questo strappo di abitudini e di tradizioni, delle necessità di ricostruire un caldo nucleo di affetti familiari, per quanto “sradicato” e contro natura”.
E ancora nell'”Ora del bagno” riappare il tema del sacrificio, ma evocato solo allusivamente attraverso quel corpo maschile indifeso colto di schiena, ricorrendo allo schema di un bagnante sulla spiaggia che si sta apprestando ad un bagno purificatore.
Lino Mannocci non è solo un artista ma anche uno storico dell’incisione e la semplicità forte della sua linea è frutto di una scelta raffinata.
Si è parlato di lui come di un pittore sensibile sia alla metafisica che al surrealismo e sono stati fatti i nomi di De Chirico, Carrà, Sironi e Moranti come suoi, pur distanti, punti di riferimento.
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