Che grande il Giotto! Che piccole le sale!
Da oggi 6 giugno fino al 30 settembre, all’Accademia di Firenze, si può visitare la mostra del Giotto. Molto pubblicizzata, l’esposizione trae alla luce molte opere del grande artista ritenute anonime fino a poco tempo fa.
Per chi ha visto la cappella degli Scrovegni, a Padova, la mostra è indispensabile per completare la visione del genio pittorico e “narrativo” del maestro; per chi nulla conosce, vale la pena lo stesso perché funziona benissimo a modo di primo approccio all’interpretazione colorata, plastica e quotidiana che l’artista offre di un’umanità non più in tensione verso l’ideale, ma seduta sulla propria dimensione.
E’ generalmente acquisito che la “rivoluzione” della pittura giottesca, contemporanea a quella “letteraria” operata da Dante suo coetaneo, si basa sul recupero della forme classiche alla riconquista della concretezza fisica e spaziale dell’immagine dipinta che la sottrae definitivamente al linearismo bidimensionale e alle astrazioni simboliche della pittura bizantina.
La rassegna non si limita però a questa testimonianza, ma si pone all’interno di quella che è stata chiamata la “questione omerica” della storia della pittura italiana. Infatti fin dall’800 è viva la polemica tra chi accetta e chi invece contesta l’attribuzione a Giotto del celebre ciclo di Storie francescane della basilica superiore di Assisi. E ancora l’identità dell’affascinante Maestro d’Isacco, nodo cruciale della scuola e della bottega di Giotto.
Il problema principale è quello infatti di distinguere la mano giottesca da quelle dei suoi collaboratori, almeno tre.
Benché con posizioni e motivazioni diverse i curatori della mostra sono propensi ad attribuire le “dubbie” opere al Grande Maestro fiorentino
In quanto all’allestimento della mostra, è inevitabile criticare la scelta spaziale, perché un artista come il Giotto ha bisogno di grandi stanze e non di cunicoli contorti dove il riflesso delle cattive luci impedisce il colpo d’occhio. D’altronde, non si può apprezzare con giustezza le opere grandi, come i famosi crocifissi, senza la distanza necessaria.
La mostra, purtroppo, offre un panorama di “particolari” invece dell’insieme che ci vorrebbe, soprattutto tenendo conto che si tratta di un evento molto pubblicizzato e quindi, non si può sperare di essere da soli durante il percorso.
Un’altra cosa: il 5 giugno, quando si svolse la presentazione ufficiale con tanto di cappello e di autorità (sindaco e assessori di Firenze), c’era anche il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giovanna Melandri. Tutti –come comanda la regola d’oro della vetrina- aspettavano ansiosamente le parole dell’onorevole. Bene, in sintesi, fu un discorso sorprendentemente pedestre, pieno di luoghi comuni che non giovano all’arte, e di vacillazioni inspiegabili.
D’altronde, perché confondere l’atto culturale con l’atto ufficiale finalizzato agli affari e alla coltura dell’immagine pubblica?
LUCIA FENIK
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Si sembra siano state trovare le sue ossa...e che verranno portate a Firenze in Santa Reparata...bha...staremo a vedere...
Credo che nessuno possa dire a 700 anni di distanza di chi siano le ossa di chiccessia...
i ritrovamenti di Roma (notizia di oggi, 26 settembre 2000) sono del grande Giotto? aspetto notizie da chiunque.
sì, sembra proprio che le ossa trovate siano di Giotto. Gli studiosi hanno ricostruito un calco di gesso del volto partendo dal cranio vero come base e il volto apparso è secondo loro assolutamente identico (o solo somigliante?!) ad un autoritratto presunto dell'artista che si trova nella Cappella degli Scrovegni a Padova
...ho letto - non ricordo dove - che il Giotto non era neppure un gran bel tipo, anzi che esteticamente era molto molto brutto !