Già ricordata da Thomas Gray e da Marcel Proust come uno dei luoghi di riferimento della propria memoria, capace di raccogliere in sè tutte le impressioni e sensazioni legate alla Toscana, Fiesole e il suo territorio vivono nell’Ottocento uno dei momenti di maggiore splendore, diventando un microcosmo internazionale della cultura artistica e letteraria del secolo.
Divenuta sede privilegiata dell’intellighenzia straniera, in particolare anglosassone, la collina fiesolana e il suo esteso territorio, trovano nel XIX secolo un forte impulso alla trasformazione e alla ‘riscoperta’ della propria monumentalità, incentivando lavori sia di ‘restauro’, archeologico e architettonico, che di ampliamento urbanistico.
A partire dall’intervento neoclassico sulla chiesa di S. Alessandro, per seguire con le campagne di scavo archeologico che portarono alla luce il teatro romano, con la conseguente realizzazione nel 1878 del Museo, alla radicale e scenografica ricostruzione in carattere neomedioevale dei castelli di Vincigliata e di Castel di Poggio, Fiesole si caratterizza come luogo privilegiato di un’ideale visione di ‘collina neorinascimentale’, culla di tradizioni umanistiche e meta elitaria di raffinate menti artistiche.
Accanto a questo mondo internazionale, l’antico insediamento di origine etrusca si connota ancora nell’Ottocento per la sua tradizione artigianale, in particolare quella della lavorazione della pietra e che diede, fin dal Rinascimento agli scalpellini di Maiano la loro notorietà.
Tutto ciò trova ampio riscontro anche nella visione che di Fiesole rimane nella documentazione fotografica che questa mostra intende presentare al pubblico.
Una mostra che non vuole essere in questa occasione un percorso alla ricerca del ‘come eravamo’, entrando nella storia delle famiglie o delle realtà economiche e sociali minori, benchè anch’esse debbano essere oggetto di una futura capillare ricerca, ma la presentazione di un’immagine di Fiesole e del suo territorio attraverso l’obiettivo dei fotografi che ne colsero i momenti più rilevanti delle sue trasformazioni, il fascino pittorico dei suoi paesaggi, degli scorci poetici.
Cento fotografie che, a partire dalla prima immagine fino ad oggi conosciuta di Fiesole, il dagherrotipo che rappresenta la facciata della Badia Fiesolana, realizzato da John Ruskin nel 1846 in occasione del suo viaggio in Toscana, ripercorrono la storia e il territorio di Fiesole: un inedito percorso fotografico che nasce dalla ricerca e dalla selezione delle più significative immagini raccolte presso gli Archivi e il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari, la raccolta dell’Archivio Storico del Comune di Fiesole, il Gabinetto Fotografico della Soprintendenza di Firenze, il Gabinetto G.P. Viesseux e alcune importanti collezioni private.
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