Categorie: toscana

Daniela Perego e Paolo Meoni | Firenze, Galleria La Corte

di - 3 Agosto 2001

Nel mese di luglio si è tenuto un cocktail presso lo studio dell’architetto Claudio Nardi, in un’antica colonica ristrutturata comme il faut, ai margini della città. Il fascino del rustico e la luminosità delle addizioni ben ponderate hanno fornito l’atmosfera più indicata per la serata organizzata da Rosanna Tempestini Frizzi della Galleria La Corte. I visitatori si sono mossi nell’aria fresca del tramonto, tra cesti di ciliegie, prosecco, candele e, naturalmente, le opere degli artisti: Daniela Perego e Paolo Meoni.
Entrambi conducono una ricerca incentrata sull’immagine del corpo. L’indagine di inediti punti di osservazione reinventa la percezione visiva, filtrata dalla personalissima interpretazione degli artisti. Questi fanno uso dell’immagine fotografica per esprimere le suggestioni più intime, le emozioni e le paure recondite. Il risultato è un lavoro raffinato, calibrato e scevro da vani intellettualismi.
Daniela Perego ha esposto un lavoro che risale a questa primavera, Apparizione (già presentata al pubblico a Roma, alla Galleria Mara Coccia) e un’opera elaborata appositamente per la serata. Da sempre la Perego lavora sul corpo, sul “suo” corpo in particolare, frammentadolo o avvolgendolo in delicate nuances che evocano, secondo i casi, differenti stati d’animo. La rappresentazione della sua fisicità e dei suoi stati d’animo tende solo a questo: il racconto di se stessa e della propria personale visione del mondo. Interrogata sul suo percorso artistico, Daniela, sulle tracce di Samuel Beckett, dichiara che nei suoi lavori ha voluto dire esattamente quello che ha detto.
Paolo Meoni era presente con due installazioni collegate entrambe all’ultimo periodo della sua ricerca: fotografie di corpi, di volti, frammenti di uomini e donne, primi e primissimi piani di dettagli, movimenti catturati da uno scatto e confinati in anomali contenitori. Paolo Meoni propone le sue opere in box di legno: anonimi parallelepipedi verniciati di bianco, sul fondo dei quali, illuminata dalla luce fredda dei neon, giace una frazione di realtà. Una sorta di ossessione claustrofobica sembra percorrere le opere di questo giovanissimo artista, eppure la resa finale non è cupa o angosciata, merito, probabilmente, dell’estrema cura prestata ai particolari nella presentazione e del nitore intellettuale che guida la composizione.






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