Nel novantesimo anniversario della serata futurista, tenutasi tra fischi e ortaggi al Verdi di Firenze il 12 dicembre 1913, BZF celebra un aspetto poco frequentato dell’estetica futurista: la musica.
Il mito della macchina, della città, del movimento investe anche la musica, che per la prima volta nella sua storia lascerà spazio al libero gioco di silenzio e rumore con il manifesto di Luigi Russolo del 1913, L’Arte dei Rumori.
Nel manifesto della danza futurista, redatto da Marinetti nel 1917 si legge che “La musica è incurabilmente passatista e quindi inutilizzabile nella danza futurista“, essa “sarà accompagnata da rumori organizzati e dall’orchestra degli Intonarumori di Russolo“.
Degli Intonarunmori, macchine a manovella che generavano suoni corrispondenti a Ululatori, Ronzatori, Strepitatori, Gorgogliatori, Crepitatori, tutte andate perdute, la mostra offre in libero uso tre esemplari, ricostruiti su brevetti originali: Ululatore, grave, medio e acuto. Sono macchine, non strumenti: in ogni settore la coerenza futurista non rinuncia ad inneggiare alla modernità.
Dal percorso espositivo, emerge chiaramente l’interdisciplinarietà della volontà futurista: tutti gli ambiti della Rivoluzione futurista dell’universo sono in connessione e si alimentano tra loro. Infatti, i manifesti delle serate di spettacolo venivano disegnati da artisti come Umberto Boccioni o Primo Conti e la musica si accordava spesso alla danza futurista, con i movimenti rigidi di Giannina Censi. Attraverso i bozzetti di scena di Gino Galli per la Danza della Mitragliatrice del 1916 cogliamo il mito macchinino del “corpo moltiplicato dal motore” e l’influsso della danzatrice americana Loie Füller; i futuristi vi riconoscevano le qualità che ricercavano per la loro danza, che doveva essere disarmonica, antigraziosa, asimmetrica, sintetica, dinamica, parolibera.
Anche la musica futurista voleva fondare la sua rivoluzione sull’enarmonia e l’asimmetria ritmica. Quando Balilla Pratella scrisse il primo Manifesto dei musicisti
Pochi grandi della musica italiana degli anni dieci aderirono al futurismo. Ciò non toglie che le teorizzazioni degli oltre trenta manifesti futuristi abbiano contribuito a svecchiare il contesto del loro tempo.
L’esposizione di BZF aiuta a ripercorrerne tutte le tappe decisive, purtroppo senza un approfonditissimo apparato didascalico. Si attende il volume sulla musica futurista a cura di Daniele Lombardi presto in uscita.
giovanna gioli e silvia bottinelli
mostra visitata il 12 dicembre 2003
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