Categorie: toscana

fino al 1.II.2004 | Rumori Futuri | Firenze, BZF

di - 23 Dicembre 2003

Nel novantesimo anniversario della serata futurista, tenutasi tra fischi e ortaggi al Verdi di Firenze il 12 dicembre 1913, BZF celebra un aspetto poco frequentato dell’estetica futurista: la musica.
Il mito della macchina, della città, del movimento investe anche la musica, che per la prima volta nella sua storia lascerà spazio al libero gioco di silenzio e rumore con il manifesto di Luigi Russolo del 1913, L’Arte dei Rumori.
Nel manifesto della danza futurista, redatto da Marinetti nel 1917 si legge che “La musica è incurabilmente passatista e quindi inutilizzabile nella danza futurista“, essa “sarà accompagnata da rumori organizzati e dall’orchestra degli Intonarumori di Russolo“.
Degli Intonarunmori, macchine a manovella che generavano suoni corrispondenti a Ululatori, Ronzatori, Strepitatori, Gorgogliatori, Crepitatori, tutte andate perdute, la mostra offre in libero uso tre esemplari, ricostruiti su brevetti originali: Ululatore, grave, medio e acuto. Sono macchine, non strumenti: in ogni settore la coerenza futurista non rinuncia ad inneggiare alla modernità.
Dal percorso espositivo, emerge chiaramente l’interdisciplinarietà della volontà futurista: tutti gli ambiti della Rivoluzione futurista dell’universo sono in connessione e si alimentano tra loro. Infatti, i manifesti delle serate di spettacolo venivano disegnati da artisti come Umberto Boccioni o Primo Conti e la musica si accordava spesso alla danza futurista, con i movimenti rigidi di Giannina Censi. Attraverso i bozzetti di scena di Gino Galli per la Danza della Mitragliatrice del 1916 cogliamo il mito macchinino del “corpo moltiplicato dal motore” e l’influsso della danzatrice americana Loie Füller; i futuristi vi riconoscevano le qualità che ricercavano per la loro danza, che doveva essere disarmonica, antigraziosa, asimmetrica, sintetica, dinamica, parolibera.
Anche la musica futurista voleva fondare la sua rivoluzione sull’enarmonia e l’asimmetria ritmica. Quando Balilla Pratella scrisse il primo Manifesto dei musicistifuturisti nel 1910, il panorama musicale italiano si bilaciava su due poli opposti: da una parte il melodramma nostrano di matrice verista, dall’altra le aperture in direzione europea. Le idee più pregnanti del manifesto si devono, ancora una volta, a Marinetti.
Pochi grandi della musica italiana degli anni dieci aderirono al futurismo. Ciò non toglie che le teorizzazioni degli oltre trenta manifesti futuristi abbiano contribuito a svecchiare il contesto del loro tempo.
L’esposizione di BZF aiuta a ripercorrerne tutte le tappe decisive, purtroppo senza un approfonditissimo apparato didascalico. Si attende il volume sulla musica futurista a cura di Daniele Lombardi presto in uscita.

giovanna gioli e silvia bottinelli
mostra visitata il 12 dicembre 2003


Rumori Futuri, Manifesti e immagini della musica futurista, BZF, via Panicate 61r, Firenze,(zona S. Lorenzo) fino al 1 febbraio 2004, chiuso il lunedì. Info: 0552741009, dire@vallecchi.it, www.vallecchi.it/bzf/
Catalogo in prossima edizione a cura di Daniele Lombardi, Vallecchi editore. Disponibile il cofanetto Futurismo con 4 cd (1.Le voci di Martinetti e Balla 2. Documenti sonori del futurismo italiano 3. Piano futurista e bruitismo di Henry Cowell 4. Futurismo e futurismi) a cura di Daniele Lombardi e Antonio Latanza, Euro 50.


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