Il duo Bianco-Valente (Giovanna Bianco, Latronico, 1962 e Pino Valente, Napoli, 1967; vivono a Napoli) presenta, in occasione della prima personale alla Galleria Fornello, il progetto Tempo Universale (2007). Si tratta di tre grandi proiezioni che costituiscono un’istallazione “rotante” legata alla natura, in uno scenario boschivo cangiante e lirico. Ad un primo sguardo questo lavoro ci riporta sul set altalenante di The blair witch project (1999) o nei misteriosi boschi lynchiani di Twin Peaks (1990), ma ad una più attenta osservazione ci accorgiamo di essere spettatori di una trasformazione identitaria dell’immagine. Che si staglia sulle pareti restando in bilico tra l’evanescenza del sogno, la dissolvenza del ricordo e l’imminenza della realtà. I fitti rami degli alberi s’intrecciano in un vortice fluido, amalgamandosi ad uno sfondo blu oltremare artificialmente caustico. La foresta, alterandosi mano a mano nel gorgo della spirale semovente, assume l’aspetto di un fondale marino immaginifico, legato a fiabe fantastiche e luoghi onirici.
L’opera fa parte di un più ampio progetto. I due infatti, a partire dal 2001, hanno avviato uno studio sugli effetti postulati da una teoria astronomico/astrologica di origine medievale. La teoria scandisce il processo vitale di ogni essere vivente in cicli annuali le cui tendenze possono essere costantemente seguite e monitorate spostandosi in determinati punti del pianeta al compimento di ciascun ciclo. Questa teoria, già nota ai matematici medioevali, è tornata in auge negli anni Settanta, quando un ricercatore italiano ha tentato di codificarla realizzando un software capace a gestirne i complessi calcoli astronomici e geografici.
Per questo lavoro, i due artisti hanno viaggiato in molti Paesi del mondo, come Brasile, India, Siberia, isole Azzorre, Australia, Russia Centrale, Yucatan, Singapore, Canada, e hanno sostato in luoghi quasi sempre lontani dalle tradizionali mete turistiche.
Quella di Bianco-Valente è una natura in rapida mutazione. Nell’immaginario collettivo la natura è ancora quel teatro idillico in cui percepiamo le forze vitali primigenie, ma è anche una presenza multiforme che manifesta nel modo più efficace il dominio dell’incertezza e dell’azzardo, del bene e del bello come della violenza più terrificante. La natura è la migliore rappresentazione dell’idea di infinito, ma anche la massima espressione di armonia e di caos, per la complessità delle sue relazioni e per l’impossibilità di qualsiasi procedimento tecnico di renderne una simulazione verosimile e paragonabile al modello originale. Il nostro rapporto con questo mondo in movimento diventa sempre più difficile; l’arte registra tutto questo precede e amplifica riflessioni e sensazioni concretizzando gli incubi e le visioni che si muovono sottotraccia, dando forma ai sentimenti e alle emozioni ma soprattutto elaborando concetti. La computer grafica ha trasformato completamente le coordinate di rappresentazione e imitazione della natura e Bianco-Valente manipolano l’immagine con un processo digitale ipnotico e dilatato che sfalsa il dato reale, portandoci a dover ripensare ciò che può sembrare scontato e immediatamente comprensibile.
Gli artisti si concentrano sullo scarto, sul momento di passaggio tra i due livelli -siano questi il conscio o il sub conscio, il sogno e la realtà, il bosco e la marina- cogliendone i legami e i rapporti.
L’installazione Tempo Universale (2007) si presenta come una pittura in movimento che mescola insieme elementi, significati e simboli creando un’immagine transitoria e pacatamente illusoria, che ci trasmette l’instabilità, la potenza e la malinconia della natura.
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complimenti agli artisti.
tremenda la galleria e il gallerista!