Le suggestive sale del di Palazzo Taglieschi accolgono una mostra interamente dedicata all’attività degli armaioli anghiaresi, artigiani che si distinguevano nella produzione di armi riccamente decorate. Lo statista Vittorio Fossombroni in una lettera datata 1792 ricorda che gli armaioli di Anghiari assemblavano parti costruite altrove (ad esempio le canne erano pistoiesi) e dedicavano la loro attenzione alla decorazione delle piastre, ovvero dei meccanismi di sparo, arricchite da incisioni, placchette con putti, sfingi, camei elementi araldici e non solo.
La ricchezza e l’eleganza di queste armi da difesa e da caccia si diffuse e ben presto le armi anghiaresi furono considerate un segno distintivo da mostrare con orgoglio.
I principali armaioli appartenevano ad alcune famiglie locali (Cerboncelli, Vallini, Guardiani, Matassi ) di cui ne vengono ricostruite le vicende genealogiche. Molto probabilmente, come era stato già ipotizzato durante la precedente mostra del 1968, alcuni anghiaresi avevano appreso l’arte opologica da armaioli bresciani che sul finire del ‘600, al cadere della Serenissima, si spostarono a sud dove potevano contare sugli aiuti economici del Granducato.
La mostra è suddivisa in cinque sezioni dedicate ad altrettante tipologie di armi da fuoco che prendono il loro nome dai meccanismi che distinguono le piastre. Nel caso specifico possiamo ammirare armi da fuoco alla fiorentina, alla romana, alla moderna o alla francese, a percussione e luminello e, p
Visitando le mostra si ha anche la possibilità di conoscere il Museo Statale di Palazzo Taglieschi. L’edificio, che ha elementi architettonici che vanno dal protorinascimento al XIX secolo, accoglie una collezione nata per testimoniare il patrimonio storico, artistico ed etnografico di Anghiari. Tra i molti pezzi esposti nelle 20 sale del Museo spicca una Madonna lignea di Jacopo della Quercia datata intorno al 1420.
margherita melani
mostra visitata il 17 maggio 2003
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