Quattro opere, due artisti, uno spazio ribaltato. Allo Studio Gennai la sala espositiva si trasforma grazie all’impatto di Enrico Vezzi e Vittorio Cavallini, che presentano una serie di lavori elaborati in base ad un unico principio ispiratore.
La poetica del niente da aggiungere alimenta da tempo la ricerca di Cavallini: un ambiente offre di per sé elementi da evidenziare, senza che l’artista debba intervenire con ingombranti nuove teorie. Vezzi lavora approfonditamente sull’interpretazione dei luoghi per come li vediamo in un determinato momento (time and site specificity). I due artisti hanno condiviso le proprie conquiste e dal confronto diretto tra emerge un valore aggiunto: la riflessione sullo spazio.
Non c’è più la critica alla fermezza dello spazio rinascimentale. Non si tratta di un’operazione di destabilizzazione, come quella storica del giardino di Bomarzo, rielaborata in molti parchi di scultura contemporanei. I punti di riferimento visivo rimangono di fronte a noi, in Reverse. Ma sono ribaltati in un gioco di opposti. Dentro-fuori, sotto-sopra, contenuto-contenitore vivono di un reciproco scambio.
Nulla si crea nelle installazioni di Enrico Vezzi. Sagome del suo corpo si riempiono di fotografie di muro e di mattonelle; il muro poggia sul pavimento e le mattonelle sulla parete. Si creano così effetti di vuoto. Il mezzo fotografico domina le scelte espressive e nella seconda opera l’artista fotografa il riflesso del doppio specchio presente in galleria; coglie le immagini di un momento e costruisce con esse una scultura. Una figura di specchio campeggia sullo specchio. Un contrasto tra superficie e volume, tra effimero e permanente.
Vittorio Cavallini lavora molto sul coinvolgimento del pubblico nelle sue opere: invita i passanti ad entrare in galleria ed a farsi riprendere in scatti, che vengono esposti allo Studio Gennai. Conducendo i visitatori dentro, fa conoscere all’esterno un luogo da tempo impegnato nella promozione dell’arte contemporanea, ma poco noto alla gente del posto.
Lavora all’interno dello spazio con una seconda opera: un elemento scuro e specchiante che cattura l’ambiente in una superficie piatta e circolare. Un oggetto di dimensioni ridotte abbraccia l’intera sala, interna lo spazio della galleria per tutto il tempo della mostra. Ma ospiterà altri esterni dentro di sé, restituendoli con altrettanta fedeltà deformante.
Con Reverse, lo spazio ribaltato, lo spazio diventa soggettivo. Il luogo si modifica con la presenza di persone al suo interno. Si trasforma in base alle tracce di memoria che vi lasciano. Cambia agli occhi dei visitatori in base a ciò che sanno. E a ciò che vogliono vedere.
articoli correlati
Il Gruppo Gray a Contested Space
vivant denon
mostra vista il 27 dicembre 2003
Alla Galleria Gaburro di Verona, la prima personale di Ruben Montini trasforma la performance Dai miei seni piange l’amore in…
Fino al 12 ottobre 2026, il Museo Guggenheim di Bilbao racconta la lunga carriera artistica di Jasper Johns attraverso una…
Prende il via il restauro del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli, che riaprirà al pubblico il 15 settembre grazie…
Dal femminicidio di Desdemona ai deliri di Macbeth, fino all'ironia di Falstaff: Monica Casadei porta in scena le molte forme…
La scrittrice Himali Singh Soin e il musicista David Soin Tappeser propongono un’idea di futuro fondata su ascolto, tessitura e…
Di ametiste, smeraldi e acquemarine: Heritage Auctions porta in asta quasi 200 minerali da collezione, frutto di oltre mezzo secolo…
Visualizza commenti
Bravo. Veramente un bell'articolo.