I protagonisti di questo Medioevo Prossimo Venturo, gli artisti, rievocano motivi, costumi e momenti dei secoli passati. Non manca proprio niente, il paese è quello di Boccaccio, Palazzo Pretorio -ben conservato- mostra ancora gli stemmi dei Vicari di Certaldo, e passeggiando lungo la via principale sembra essere tornati al tempo dei guelfi e dei ghibellini.
Nelle stanze dell’antica sede del Vicariato, ventisette artisti italiani ed stranieri si dividono lo spazio, inscenando una serie di piccole personali. Le loro opere sono accostate e messe a confronto con tematiche e soggetti del tempo che fu. Il risultato finale? Gli artisti come nuovi testimoni del contemporaneo medioevo.
Le sculture organiche di Valerio Tedeschi ricordano l’opus alchemico, le four shovels di Delvoye danno nuovo uso agli stemmi antichi. Le donne di Basilé sono le muse del Decamerone, così come quelle di Nieto e Galliani prototipo –a modo loro- della “donna angelicata”.
Temi oscuri e drammatici. La peste, flagello dell’era medievale, si rivede nei corpi nudi delle performance di Spencer Tunick. Mani mozze e corpi informi di Giovanni Novaresio rappresentano la cacciata alle streghe. Lo scontro con l’Islam dell’età di Carlomagno è ancora attuale e forte nelle opere di Shirin Neshat. Non manca nemmeno l’eretico, un tempo messo al rogo dall’inquisizione, oggi artista di fama mondiale: Andrès Serrano brucia il Papa nelle sue stampe a cibachrome.
Anche il cortile è invaso: appese sotto la loggia le tuniche di Dania Zanotto fungono da armature. Il percorso è ben articolato, si passa alle segrete, dove le opere seguono le caratteristiche storico artistiche del palazzo. Qui, infatti, risuonano ancora le grida degli antichi prigionieri con le preziose manette di Antonio Riello, simbolo della nuova la schiavitù: la moda. Che dire dei nuovi stendardi? Quello di Stefano Cagol di certo mostra bene la nuova leadership americana, che ha ormai soppiantato l’antica europea.
L’allestimento è ben curato e ordinato, accanto ad ogni opera la didascalia rimanda direttamente al suo prototipo medioevale. La stessa impostazione è seguita nella pubblicazione che accompagna la mostra, indubbiamente di grande impatto visivo. Non c’è che un pacchetto davvero ben confezionato che riesce a dare vita ad una sorta di parco a tema. Sicuramente la nostra epoca attraversa momenti difficili e drammatici che ricordano i tempi oscuri medioevali, ma certi accostamenti sembrano un po’ forzati e l’effetto a volte è artificioso.
marta ascani
mostra vista il 28 maggio 2004
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