È l’ultimo impegno dell’Associazione Prometeo di Lucca, una mostra ampia e coinvolgente che toccherà presto anche alcune capitali europee presentando gli attori più vitali della scena artistica latinoamericana.
Una mostra che percorre linee problematiche del nostro tempo attraversando storia politica, cultura sociale e pratiche artistiche fondendole in una stratificazione fertile di opere coinvolgenti e audaci.
Le opere sono vere e proprie “azioni sociali”: Brooke Alfaro che fa cantare a due gang rivali di Panama City la medesima canzone presentando poi i due video riuniti nelle strade intrise di morte del quartiere (Nueve). Una presa di posizione chiara, come quella di Teresa Margolles che con sconcertante semplicità utilizza l’acqua con la quale sono stati lavati i corpi di morti per morte violenta in Messico per gettarne una secchiata sul corpo nudo ed inerme di un suo collega tedesco (Bagno). Rito purificatorio o urgenza di riscatto? Un modo per esorcizzare la paura come quello di Wilbert Carmona con Cosas por la cuales se muere che disvela il tatuaggio nascosto “Tengo miedo” di un giovane nicaraguese che sfoggia un cappellino “No fear”.
Ma idee nate oltreoceano arrivano a Lucca anche per ripensare la città stessa. È così che Chemi Rosado Seijo propone una nuova topografia cittadina vitale e partecipata chiedendo agli skaters locali di ridescrivere i percorsi comuni attraverso i monumenti storici (The History on Wheels). In Bella di giorno di Javier Tellez è sempre la città protagonista, questa volta però in una visione emozionale e sottilmente inquieta. Tellez gira infatti gli istituti psichiatrici locali registrando delle videointerviste ai pazienti. Chiede loro di interpretare una sequenza del film Bella di giorno, quella in cui la prostituta Catherine Deneuve rimane stupita dal ronzio proveniente dalla scatola regalatale dal cliente cinese. Cosa contiene la scatola? Perché la protagonista è rimasta così stupita? L’artista lascia ogni intervistato libero di dare la sua versione, passando allo spettatore il compito di valutare il grado di verità necessario a falsificare l’affermazione.
La necessità di ridefinire sia il campo d’azione delle proprie pratiche che il grado di coinvolgimento del singolo nell’evento attraversa gran parte delle opere in mostra. Anibal Lopez organizza una lotteria per la vernice della mostra distribuendo i biglietti tra il pubblico. L’attesa per il premio si trasforma in una macabra ironia scoprendo che i premi sono un kit di pronto soccorso, una protesi per una gamba e, primo premio, una bara (El sorteo). Della stessa intensità, anche se inquietante per altri motivi, il lavoro di Jota Castro: in Insicurezza registra su di una mappa tutti i luoghi in cui è stato fermato dalle forze dell’ordine a Parigi per essere controllato. Il lavoro diventa così il tracciato puntuale –pervaso di amara ironia- di decine di controlli subiti per le strade della capitale francese. Paradossale e dannatamente reale.
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