La mostra racconta di 62 installazioni realizzate sui luoghi attraversati dal Meridiano dell’Europa centrale con le 10 opere in esposizione. Sono lavori in ferro, vetro e legno, sagome trasparenti, flessibili o immobili come i materiali che le costituiscono, figure in dialogo con il paesaggio che le accoglie e che a sua volta le ridisegna, rimodellandone il profilo.
Le opere esposte restituiscono solo parzialmente il senso di questo percorso. Attualmente sono come sospese, si potrebbe dire sradicate dalla loro natura itinerante, perché pensate, in origine, per essere portate altrove. Esse esprimono un momento preciso di un’operazione piuttosto complessa la cui testimonianza ci viene fornita da un’attenta documentazione video e fotografica.
La mostra racconta anche di un viaggio come ricerca di un luogo sperato, in assenza del quale l’opera non potrebbe dire di sé, né far parlare l’artista. Questo perché il luogo è parte integrante dell’opera, cioè del fare dell’artista che si realizza nel lavorare sul luogo e per il luogo. L’installazione rappresenta il legame che di volta in volta si viene a creare tra l’artista e l’ambiente. In questo modo l’opera può essere vista come potenziale capace di innestare un processo virtualmente infinito: dà vita solo al momento iniziale di un evento e non ne costituisce la fine.
La documentazione fotografica e quella filmata sono fondamentali per comprendere questo itinerario di opere in viaggio. La prima evidenzia la relazione tra l’opera e l’ambiente, la seconda documenta il rapporto esistente tra il fare e l’ambiente.
Con “Acque Meridiane”, Dario Bartolini ci offre l’occasione di seguire un percorso umano la cui poesia consiste nell’incontrare un ambiente diverso, con i mezzi del proprio fare, e dove il viaggio e la ricerca del luogo diventano essi stessi una parte attiva di questo percorso.
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www.dariobartolini.net
Paola Amadio
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