Nataly Maier, nativa di Monaco di Baviera ma da tempo residente a Milano, espone nel salone di Villa Romana il suo personale omaggio alla tradizione romantica tedesca e al suo sogno italiano. Titolo della mostra Omaggio a un desiderio (Hommage an eine Sehnsucht), il desiderio appunto della nostra terra secondo quanto scritto da Goethe: “Kennst Du das Land, wo die Zitronen blühen (conosci il paese dove fioriscono i limoni)”. E proprio il limone è il protagonista assoluto del viaggio della Maier, un limone modellato, scolpito, indagato, disegnato, riprodotto, esplorato. Il salone di Villa Romana è totalmente invaso da un enorme limone (quasi tre metri di diametro) come partorito dal suolo in un’ abnorme mutazione che ci sbatte in faccia la sua “limonicità”. Un limone espanso, icastico-ironico, evocativo e follemente solare. Un frutto che è il Mediterraneo tutto nella sua abbagliante prepotenza che assorbe il candore della sala e la luce intera, contrastato e incorniciato dalla classica struttura che a stento lo contiene. Ma ecco, nel piccolo corridoio lì vicino, il salto acrobatico del funambolo, dal macrocosmo al microcosmo, dalla prepotenza spaziale alla sua più intima essenza, nel buio di una verità altra misterica ed enigmatica nelle ecografie dell’interno del frutto. E se nella sala principale è la grande scultura che assorbe tutta la luce e ce la rimanda con i profumi, i colori, le forti sensazioni dei paesaggi del nostro meridione, nella penombra dell’ingresso della Villa una tela interamente dipinta di giallo accostata alla foto in bianco e nero del profilo di mezzo limone ci offre una migrazione dal frutto al colore e dal colore al frutto che appare quasi risucchiato da questo giallo o che questo giallo espelle e fa dilagare. Il limone che diventa colore, il limone come colore. E poi, uscendo all’esterno, il giardino della Villa, tutto una suggestione nella percezione romantica degli spazi, col suo gioco continuo di luci e ombre attraverso una vegetazione ora domata, ora lasciata esplodere, intreccio scambievole di natura e arte, muto dialogo fra le opere degli artisti ospitati negli anni a Villa Romana e i suoi abitanti silvani.
Valeria Ronzani
mostra vista venerdì 25 maggio 2001
Fino al 20 aprile, in collaborazione con l’archivio Vincenzo Agnetti e con testi in catalogo di Andrea Bellini, la galleria…
Le Cisternerne, suggestivo spazio espositivo ricavato nelle antiche cisterne dell'acqua di Copenaghen, ospiteranno una versione installativa delle Seven Deaths di…
La Fondazione Elpis, fondata da Marina Nissim nel 2020, ridefinisce il proprio assetto mettendo al centro il rapporto tra pratica…
Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…
Visualizza commenti
Beuys sarà felice !
Scrittura superba (perché negarlo?)... secondo me è l'aria di Firenze...
Solo una cosa, però... Sei d'accordo che l'"Italienische Reise", seppur scritto trent'anni dopo il soggiorno in Italia, si debba considerare espressione del Classicismo (di una fase dunque antecedente rispetto a quella romantica)? Infatti il poeta è sospeso in una dimensione metastorica, e non gli interessano i problemi sociali e politici di quegli anni. Dunque non è Romantico. Egli cerca di comprendere la "forma ontologica e atemporale" (Reininger, pag. 155) di tutto ciò che gli capita di vedere: l'essenza, l'archetipo immutabile; è un tentativo, quindi, di risalire alle origini del divenire, alla pianta originaria, in questo caso - unica - che è modello di tutte le altre piante. L'"Urphanomen", che però è "il fondo di ogni parvenza della natura, e nessuno può intuirlo nella sua purezza astratta" (Pezzella). E', forse, fenomeno originante che esprime la tensione tra due estremi, per cui ciò che appare è il risultato di forze che si scontrano, quindi ciò che noi vediamo, ovverosia il fenomeno derivato. Goethe afferma che il fine delle sue ricerche (anche nella "Farbenlehre" è così) è la descrizione delle modalità attraverso cui appaiono i fenomeni, e non la classificazione in base ad un determinato ordine.
"Limonicità" è carinissimo...