Pervade il sentimento dell’infanzia negata, un universo complesso e sfuggente che sopravvive nel dolore delle immagini esposte nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. La mostra Quasi l’infanzia, importante appuntamento di Firenzestate 2006, porta con sé il segreto enigmatico sempre evocato dell’infanzia trafugata. Dal potere, dalla demagogia, dall’aggressione mediatica. Il video di Maria Marshall introduce, con scene al limite del dramma, all’esplorazione di questa realtà complessa. Un corpo di bambino affiora e scompare nell’acqua, le riprese e il montaggio sono sofisticati. È uno sguardo disincantato ma accogliente. Perché è nell’arte che l’infanzia ha trovato rifugio, è attraverso l’arte che ritorna tra noi silenziosamente, è con l’arte che “…per bisogno ancestrale di risposte e consolazione parliamo d’infanzia. All’infanzia diamo un volto e una voce.” (Sergio Risaliti)
Una mostra dal forte impatto emotivo che nulla concede al voyeurismo e al giudizio morale. Le immagini colpiscono per intensità espressiva e per la decontestualizzazione ambientale. Il dialogo s’istaura tra il visitatore e gli sguardi severi, spesso sulla difensiva, degli adolescenti ritratti da Igmar Krauss. Ritratti a mezzobusto in rigido bianco e nero e in pose volutamente studiate -da dagherrotipo ottocentesco- concorrono all’assolutizzazione dell’immagine, evocando memorie di dolore e solitudine. Ancora bianco e nero nel lavoro di Wang Ningde, artista cinese di nuova generazione, usato come schermo per illustrare il distacco dal reale, come stato sospensivo di riflessione e ricerca di una rinascita sociale
L’intensità del suono di Altopiano parlante, brano di Marco Parente dà voce e mutua il messaggio visivo in un sentire profondo e condiviso.
daniela cresti
mostra visitata il 20 giugno 2006
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