C’era una volta MyLand, “un’idea, un’identità, una storia… quella di artisti che vivono un territorio comune, fisico e mentale, per confrontarsi, giocare con spazi e colori fondendo sistemi antichi e sogni moderni in una riflessione emozionale sulla materia per eccellenza: la terra”. Così, la seconda edizione di questo progetto presenta le risposte di diciassette artisti che sono stati invitati a San Miniato, nel pisano, per misurarsi con una realtà atavica e immanente: il paesaggio, che si propone in questo caso come un’incantevole cornice espositiva.
Il confronto con la natura inizia sulla sommità del colle, dove si eleva la ricostruita Torre di Federico II, l’elemento più caratteristico nella visione panoramica del paese, avvolta da Il Nulla di Giorgio Brogi. Due superfici riflettenti, segnate dal colore e dalle geometrie che originano una riflessione sul vuoto provocato dalla realtà e dalle sue contraddizioni. Questi schermi del pensiero invitano ad entrare all’interno della torre dove, in una favola di racconti eterogenei, distaccano gli alberi spogli di Debra Werblud, che rimangono sospesi in un ermetico paesaggio manipolato digitalmente. Il percorso prosegue con una passeggiata all’aperto, dove La Svolta di Curcio di Paolo Grassino giace in attesa sulle panchine che albergano il lavoro. Più avanti, nella Torre degli Stipendiari, la monumentale installazione IWANNHN 1:1-3 (Giovanni 1:1-3) di Federico Pepe cattura l’attenzione attraverso enigmatici segni racchiusi in lightbox. Scendendo lungo la via angelica, un calco in gesso del corpo di Franko B. seduto a tavola attende e provoca al visitatore, che insieme al gioco delle dimensioni di Lucio Perone è accolto in un’atmosfera magica e paradossale.
Mentre la promettente Marta Pierobon sorprende con una bellissima installazione intitolata La caduta delle idee. L’itinerario prosegue attraverso il “deserto delle anfore” di Katia Orgiana, fino ad arrivare al Conservatorio di Santa Chiara, dove Nicola Di Caprio dà carta bianca all’immaginazione con i suoi cerchi di ricordi dimenticati ed Enrico Vezzi, con il video Il centro della terra, si rifugia in un intimismo assente cercando la libertà dello spirito attraverso il distacco mentale dalla realtà circostante.
Un perfetto esempio di integrazione e di avvicinamento tra arte e ambiente, tra il contemporaneo e la memoria storica lungo le strade e i monumenti di un paese toscano circondato e connotato da un elemento essenziale: la terra, che guida tutta la mostra.
Un viaggio iniziatico dell’immaginario attraverso racconti singolari che scrivono un’avvincente favola vincolata alla materia primordiale che diviene pensiero, idea o utopia.
angel moya garcia
mostra visitata il 7 luglio 2007
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articolo blando e non esauriente.
scritto coi piedi.
in base al personalissimo e antiprofessionale MI PIACE/NON MI PIACE?
(per la cronaca mancano sette artisti all'appello).
Ma tu sei venuto da palermo a vedere la mostra oppure sei di uno di quegli artisti frustrati..