Gianni Dessì utilizza i materiali –la tela, il gesso, il colore- come se fossero una sostanza sensibile, cosciente di una vita che li ha attraversati e suscettibile, ancora, di riflettere forme emotive della visione. In questa concezione, intorno alla quale l’artista si muove da venti anni, si legge il passaggio attraverso le tecniche, dalla scultura alla pittura, come un accadimento continuo che ha valore nella sua non finitezza: il processo di elaborazione non finisce mai di compiersi realmente, l’opera esposta è una possibile tappa, ancora, e per sempre, in fase metamorfica.
Non è casuale, dunque, che i lavori in mostra giochino su prospettive illusorie, creino piani di percezione esposti ad un cambiamento, a seconda del punto di vista utilizzato per osservarli.
Per l’allestimento l’artista ha modificato in parte lo spazio della galleria Bagnai; ha creato una specie di nicchia per accogliere una grande installazione che fornisce, con la propria apparenza ibrida tra scultura e pittura, la lezione interpretativa del suo lavoro: l’osservazione dell’opera, il suo svolgersi nello spazio con le sue qualità positive di forma, volume, dimensione e colore, è il vero soggetto dell’operazione concettuale che ne ha informato il concepimento.
Le grandi tele non sono mai del tutto un’opera pittorica. Il colore è sentito come materia plastica, i toni accesi e squillanti si raggrumano in rilievi e profondità; il supporto, variegato e arricchito di materiali che ne alterano la struttura, si presta a interventi che lo trasformano in una scultura.
La serie di lavori su carta e vetro, esposti nel piano interrato della galleria, sintetizzano le intenzioni di Dessì; qui la gestualità pittorica riduce l’uso della materia. Su piani sovrapposti galleggiano figure antropomorfe, le stesse che emergono in varie forme, più o meno esplicite, in tutte le altre opere, facendo così convergere l’attenzione su quello che è il tema centrale della mostra: ogni azione artistica, nella visione più ampia, riguarda sostanzialmente l’uomo.
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