La mostra Empirismoeretico prosegue il ciclo sulla figura umana. I lavori precedenti comprendono infatti ritratti manipolati digitalmente di neonati e uomini. Con un colpo d’occhio al panorama delle modificazioni genetiche, la ricerca di Matteo Basilè (Roma, 1974) trova il proprio materiale nel presente, ma è allo stesso tempo una finestra aperta sui modi possibili dell’essere, sul corpo e sulla sua capacità di essere altrimenti.
Love Me, Nirvana, o Utopia, sono immagini prodotte tramite l’obiettivo zoom che implicano quindi una decontestualizzazione del soggetto. Rispetto alla ritrattistica classica, quella di Basilè pone maggiormente l’accento sul processo artistico e di manipolazione piuttosto che sul personaggio ritratto. Nelle sue immagini si trovano parole, epìgrafi e simboli sovrapposti alle figure; soggetti che quasi sempre guardano direttamente nell’obiettivo, che fissano lo sguardo sull’osservatore, esponendo la propria diabolicità e il proprio sensualismo fisiognomico. In altre immagini la pelle diventa tessuto, stampato o carta da parati, simbolo di un fuori, di una superficie che si contrappone a ciò che sta sotto e all’interno del corpo.
Tutti i ritratti manifestano un esserci, ma anche una distanza, resa ravvicinata solo dallo sguardo; sembrano in effetti appartenere più all’inconscio e all’immaginario collettivo che alla realtà. Questa caratteristica presenta un’affinità col linguaggio glamour di David LaChapelle, il fotografo delle icone pop e delle stars, nella trasfigurazione soggettiva che tuttavia non si allontana mai troppo dal soggetto concreto a cui si riferisce. Per questo motivo i ritratti di Basilè sono stati classificati delle icone profane o, come lui stesso le definisce, eretiche. Attingendo alla recente massificazione e reificazione delle immagini (pubblicitarie, ad esempio), che ha generato una glorificazione quasi religiosa di esse, Basilè sottolinea la sua diaspora, il suo distacco ironico. La sua eresia, appunto.
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veronica caciolli
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Ce ne fossero di Basilè.
Bravo, Jacopo. Questo si che è un ragionamento da vero intenditore d'arte. Da critico, direi. Scusami l'ironia, ma come è possibile che secondo te le opere acquistino valore a seconda dell'età dell'artista? Se non avessi in bocca delle pennette all'arrabbiata riderei.
Egr. Sig. Tossi, io non contesto il suo lavoro di gallerista, la sua ricerca il suo coraggio. Contesto solo il fatto che un artista digitale, arte ancora tutta da scoprire, di 29 anni, possa costare cifre molto vicine a quelle di artisti con una storia alle spalle.
Le dico la sincera verità, se fosse costato di meno lo avrei anche acquistato. Ma quando a 29 anni devo spendere 5-6.000 Euro per Basilè mi scusi ma ci penso un attimo.....
Tutto qui.
Le invio cordiali saluti
Jacopo
ma chi me la leva una curiosità... Basilè è un Cascella, vero?
Comunque oggi c'è l'inaugurazione di S.V., ci si vede là
ringrazio ernesto nero per la difesa.d'altra parte io sono responsabile delle mie scelte quando al mercato vanno bene ed anche quando, e succede spesso, non funzionano. in pratica, rischio del mio. aspetto comunque di vedere i capolavori di jacopo e del sig. bianchini. dio bono devono essere fortissimi col pc. il problema è che non basta...
Semplice e autentica analisi...bravo Tossi
scusate se intervengo ancora sull'argomento ma questa storia delle quotazioni degli artisti mi interessa molto (visto che si tratta del mio lavoro).Il valore delle opere di un artista si stabilisce in base a criteri non precisissimi ma facilmente verificabili. Il primo è il curriculum. Nel caso di Basilè sfido chiunque a trovare un altro artista della sua età con un curriculum tanto ricco. Il secondo è il mercato (rapporto offerta/richiesta).Lavoro con Basilè da alcuni anni e garantisco che la richiesta è in costante crescita e non mi sembra che i prezzi li abbiamo fatti salire così tanto.Altri artisti (molti altri) hanno le stesse o più alte quotazioni senza avere le stesse "credenziali". Forse la critica non è così unanime ma, a mio parere Basilè sconta la sua romanità. Fosse milanese... Last but not least , se il mondo dell'arte italiano fosse meno autolesionista, un artista come lui l'avrebbe già celebrato con un paio di mostre museali. Ma noi preferiamo pescare all'estero. Fa più chic.
Io purtroppo non sono ricca e non me le posso permettere le opere di Basilè. Anzi, sono così poco ricca che non mi posso permettere nemmeno quelle del mio vicino di casa che di mestiere vero e proprio fa l'idraulico e dipinge quadri astratti ad acquerello. Però se fossi un poco meno povera i miei soldi ce li spenderei. Anzi, mi scoccerebbe pagarli di meno visto che di roba peggiore e che costa molto di più ce n'è davvero dappertutto. Certo, non è per tutte le tasche. Ma si sa: l'arte è una faccenda da ricchi. Noi poveri stiamo solo a guardare. Però a me guardare le foto di Basilè mi piace un sacco.
Cara Carolina, io non sarò certo un critico d'arte ma non tu forse non sai leggere... oppure sei molto ricca...!!!!
Io ho detto, se leggi bene, che Basilè è un artista che a me piace. Ho solo precisato che spendere quella cifra oggi che ho anch'io 29 anni è esagerata!,ripeto, per le mie tasche! L'eta ha certo un valore oggi. Quanti artisti ai tempi nostri si sono persi per strada?? Tu riesci a contarli? A me piacerebbe crescere con loro. Mi piacerebbe che le gallerie ci dessero la possibilità di acquistare le opere dei giovani con prezzi "giovani" tutto qui. Adesso vediamo se stai ancora mangiando....
Basilè è il classico artista che trovato l'espediente lo ripete fino a che il suo mercato va. Queste immagini sono ormai dei cloni di se stesse.
Hanno davvero stufato, quindi ora saranno due le possibilità: ho passa a telemarket o si chiude in casa e non esce fino a che non trova un'idea buona per continuare il suo lavoro.
Auguri Matteo!