Speculum Romanae Magnificentiae è il nome di una raccolta di incisioni che dalla fine del XVI secolo circolò in tutta Europa. Lo stampatore, nonché incisore e mercante, era il francese Antonio Lafréry, che aveva bottega in via del Parione, nella città tiberina, e offriva alla sua clientela di collezionisti soggetti biblici, architetture, riproduzioni di carte geografiche. Protagonista delle incisioni più richieste era, inevitabilmente, Roma: quella del mito della classicità, riscoperto dall’Umanesimo e coltivato nel Rinascimento, la città degli imperatori con i suoi monumenti spiranti il fascino ammaliante dell’antico. Un ampio catalogo d’incisioni riguardava, poi, la Roma del XVI secolo, la città delle grandi architetture moderne, in cui si cimentava il genio di Michelangelo Buonarroti.
La ricorrente presenza di questi due temi in numerose raccolte diede vita, dunque, allo Speculum Romanae Magnificentiae, titolo che indicava genericamente le collezioni, diverse per quantità ed esemplari, comprendenti le incisioni romane.
Gli archivi di Casa Buonarroti a Firenze possiedono un esemplare della raccolta proposta da Lafréry (composto di 84 pezzi), e in questi mesi è in corso una mostra che presenta al pubblico una ricca selezione.
Le colossali statue di Roma imperiale sono spesso rappresentate nell’ambientazione dei loro ritrovamenti, prima che venissero prelevate e assorbite dai collezionisti per poi disperdersi nei musei di tutto il mondo. Alcune di loro sono note e ancora visibili. Altre, ricordate da testi antichi e moderni, hanno subito interventi di restauro integrativo –oppure sono scomparse- e il loro aspetto originale e ricostruibile proprio grazie a documenti iconografici di questo tipo. Sfilano così le effigi di imperatori in trionfo, divinità fluviali, eroi e opere celebri come il Laocoonte. Si passa, quindi, alla visione della Piramide di Caio Cestio o del Colosseo, ancora romanticamente assediato dalla vegetazione selvatica, e alla ricostruzione degli archi trionfali e altri monumenti che erano mutili già all’epoca.
La Roma di Michelangelo è rappresentata nelle superbe prospettive del Campidoglio e del cortile di Palazzo Farnese, senza trascurare il bramantesco Palazzo Caprini (distrutto nel secolo scorso quando venne spianata Via della Conciliazione) e il progetto di Antonio da Sangallo il Giovane per la basilica di San Pietro.
Un’anticipazione sull’attività della Casa Buonarroti: nel mese di maggio è prevista una mostra sui rapporti tra l’artista e Vittoria Colonna e sul mondo in cui si sviluppò la loro amicizia.
pietro gaglianò
mostra vista il 23 ottobre 2004
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