Il titolo della mostra esprime già i due poli tra i quali si dibatte la cultura figurativa fiorentina tra Cinquecento e Seicento. L’eleganza di derivazione manierista con la lezione di Michelangelo, del Pontormo e di Andrea del Sarto, e la devozione auspicata e sostenuta dalla politica della chiesa post tridentina, cui pure i fiorentini devono adattarsi.
La mostra dedicata all’Empoli rappresenta un gesto sostanziale e coraggioso di ricostruzione e riproposta di un artista e di un momento cruciali: a Firenze, l’Empoli inizia nella bottega di Santi di Tito, e della sua generazione fanno parte artisti come Poccetti, Cigoli e Passignano. Tutti erano impegnati in un cosciente e originale rinnovamento della pittura -nel senso del ‘devoto’ e del ‘verosimile’- senza abbandonare il primato del disegno.
Sono senz’altro i disegni preparatori che svelano dell’Empoli il lato più moderno e il carattere, sensibile ai turbamenti dei volti o al fremito dei gesti. I disegni sono sapientemente accostati alle opere finite e ne rendono chiara la genesi.
La mostra si svolge secondo un itinerario cronologico-tematico che aiuta il visitatore nell’accostarsi a temi e soggetti complessi; l’attività giovanile ancora in stretta dipendenza dai maestri -studiati e copiati- lascia spazio all’elaborazione delle pale d’altare: dall’Intercessione della Vergine da San Remigio, quadro ricco di allusioni dantesche e teologiche oltre che straordinariamente moderno nell’impianto e nella ricerca luministica, al Martirio di Santa Barbara, alla Predica del Battista arricchiti di raffinatezze cromatiche molto seducenti. L’onestà di Sant’Eligio patrono degli orefici, ripropone un tema caro a Firenze, tutta ambientata in una bottega di oreficeria, sostenuta dalla presenza di calici, brocche e navicelle che sembrano continuazioni del dipinto.
Una sezione assai più sorprendente e suggestiva si apre considerando l’ascendente dell’Empoli sui pittori dell’Ottocento come nelle calde cromìe del Bezzuoli –che si riconosceva forse anche nel dibattito tra natura e idea che accomuna artisti Ottocenteschi con quelli del Seicento- e nell’attenzione portata ad arredi e tessuti da parte di artisti puristi. Un altro capitolo è dedicato alle opere d’ispirazione colta letteraria e biblica dove la Susanna al bagno è una donna che si riveste aiutata dalle ancelle, un quadro che fonde con grande sapienza il virtuosismo e la grazia del Cinquecento con la quotidianità. L’esposizione si conclude con due sezioni più accattivanti dedicate al ritratto e alla natura morta, lasciando spazio da un lato a notazione biografiche gustose come il soprannome Empilo, che il pittore si era meritato per la sua ghiottoneria, e per il fatto che si faceva riempire la dispensa dai suoi committenti. Proprio le sue nature morte, eseguite ormai in anni tardi dimostrano la vivacità dell’artista capace di anticipare la moda delle dispense dipinte, paragonabili a quelle dei pittori spagnoli e che restano tra le sue prove migliori.
silvia bonacini
mostra visitata il 21 marzo 2004
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