Ancora una volta Robert Gligorov mette in scena la morte. E poiché è una morte violenta, per mano d’uomo, l’artista sembra invitare il pubblico a scoprire l’identità dell’assassino. L’allestimento della mostra suggerisce infatti una scansione simile a quella di un racconto giallo, con le opere disseminate abilmente nella galleria come tracce indiziarie. Si può considerare un indizio il gruppo dei cubi di carne, in cui le fotografie dei dettagli di un corpo maschile (il naso, un occhio, un capezzolo, una guancia rasata di recente, il palmo di una mano) sono state ingrandite e stampate su macabri supporti: dei box a effetto “bistecca”. Carne sanguinolenta, attraversata da banchi di grasso e nervi – una traccia insufficiente per risolvere il mistero, perché componendo i pezzi del puzzle si ottiene un ritratto ancora parziale, che restituisce un’identità irriducibilmente frammentaria.
Ma una cosa è certa: l’arma del delitto è stata ritrovata. Si tratta di un’enorme pistola-giocattolo, realizzata mediante il riciclo creativo di oggetti d’uso più o meno comune: barattoli di passata adattati a proiettili già carichi di sangue (il pomodoro) e un “tamburo” musicale che, per un gioco linguistico e di assemblage, diventa il “tamburo” della pistola. Sulla parete di fronte, Blood rain (fotografia del parabrezza di un’auto con i tergicristalli azionati a spazzar via una pioggia di sangue), da interpretare forse quale presagio apocalittico inviato dal cielo.
Annuncio di una morte che in Disasters’ Theory, opera che ha dato il titolo alla mostra, viene rappresentata vestita dell’ultimo velo. In questo autoritratto suicida la morte non è esibita con arrogante autocompiacimento, ma viene ancora mediata, attraverso una composizione dell’immagine estremamente raffinata e complessa. L’artista si rappresenta in abito elegante, seduto alla scrivania di un ufficio funzionale e tecnologico; lo sguardo acuto che guarda ostentatamente in direzione dell’osservatore, una mano che porta il cellulare all’orecchio. Il taglio superiore della fotografia è tale per cui l’altra mano, che è leggermente più sollevata, risulta visibile solo nel riflesso sulla
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