François Morellet sbarca a Firenze con un’installazione realizzata, come vuole la tradizione di Associazione Base, espressamente per i ridotti e gloriosissimi spazi di via San Niccolò. Voilà l’artiste! Coerente senza rischiare di autocitarsi, rigoroso senza perdere leggerezza, inossidabile nonostante i suoi quasi ottant’anni di età.
L’approccio all’arte di Morellet può essere soltanto di carattere narrativo. L’affanno dei critici non fa che tradire il senso originario della sua poetica che, con un atteggiamento consapevolmente ironico nei confronti di un secolo di arte, si basa su intenti quanto più possibile estetici… concettuali, sia pure, ma non concettosi.
I neon, quelli di Roma, quelli che erano al Jeu de Paume di Parigi, rappresentano una delle possibili evoluzioni che potevano procedere dagli esordi geometricamente eterodossi degli anni cinquanta. NoendneoN è una tappa, una pagina del diario di viaggio che documenta l’inesausta ricerca intorno allo spazio, ai volumi, alle forme, alla luce.
È obbligatorio passare a vedere l’installazione di sera, per ovvie ragioni di luminosità, ma anche per godere del silenzio nella strada umida e osservare solipsisticamente i neon al di qua della vetrina. Come altrettante ferite nell’intonaco i neon attraversano lo spazio fisico, tanto quello materiale delle mura e del pavimento quanto quello percorribile che si trova fra questi ultimi. La teoria dei segni si snoda nelle due salette, evidenziata dal cavo che collega i tubi fluorescenti, e apre questo stesso spazio in un ventaglio di interpretazioni inedite. Il tracciato blu, dopo avere sovvertito la percezione della dimensione fisica, altera anche quella
Con un omaggio forse involontario alle teorie relativistiche di Einstein, Morellet suggerisce che il tragitto più breve fra due punti non è necessariamente una linea retta.
Infine, è sufficiente l’incanto dell’illusione ottica, il fascino del risultato visibile perché, memorandum, l’opera non cerca altro che se stessa, il proprio valore segnico, la dichiarata autonomia formale ed estetica.
pietro gaglianò
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