Due installazioni trascendentali per la prima mostra italiana di scultura monumentale di Alexander Grosman. Che esordisce nel chiostro di S. Agostino, presso il centro culturale “Luigi Russo” di Pietrasanta (fulcro dell’attività espositiva della lucchesia), con un “Omaggio alla Cosmologia Precolombiana”. Grosman è arrivato a Pietrasanta circa due anni fa. E lì ha deciso di fermarsi. Soprattutto perché ha visto nelle maestranze locali la possibilità di realizzare il suo sogno: dedicarsi alla scultura monumentale applicando il principio di eccesso fisico. Ispirato dai misteri di popoli lontani nel tempo e nelle tradizioni (quali i Maya, i Caldi, i Cinesi e tutti quelli della Mesopotamia), l’artista polacco ha compiuto un percorso di ricerca che – per sua stessa ammissione – avrebbe “concordato la terra e l’infinito”. Come? Con l’espressione del sole in tutti i suoi movimenti. E’ da questo punto in poi che Grosman sviluppa la passione per le leggende precolombiane. Un interesse, il suo, che è sfociato nelle sue opere con semplicità geometriche e forme organiche. Le stesse che si ritrovano nelle due installazioni di “Omaggio alla Cosmologia Precolombiana”. La prima (“Ehecatl Teocalli”) rappresenta il tempio del Dio del vento. La dinamicità cercata nella composizione cubica – scavata come un tunnel nell’ultimo dei quattro elementi che la compongono (il più alto) – è appesantita dall’utilizzo di granito al cento per cento. Ma un taglio netto crea uno spaccato nella cavità centrale annulla la consistenza del materiale.
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Gianluca Testa
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