La Guaita fondò il Bisonte appena rientrata da un soggiorno in Scozia dove aveva appreso i segreti della tecnica incisoria. Accanto a lei, in quelli che furono i primi epici anni della stamperia, troviamo un maestro assoluto della tecnica come Rodolfo Margheri , ed un gruppo di intellettuali che va da Enrico Vallecchi a Giorgio Luti e Carlo Lodovico Ragghianti.
Il Bisonte venne scelto come simbolo per due motivi: innanzitutto perché rappresentava una delle prime (se non la prima in assoluto) figura che gli uomini avevano impresso sulle pareti delle proprie primitive abitazioni; secondo, perché, presso le tribù degli indiani d’America il bisonte era l’incarnazione della forza femminile.
Carmassi, Moreni, Scanavino, Giò Pomodoro: i primi nomi di artisti che lavorarono con il Bisonte è già un elenco «alto» dell’arte contemporanea. Negli anni, il gruppo di creatori d’arte che si radunarono intorno alla figura di Guaita e che lavorarono con la stamperia assunse le caratteristiche di un vero e proprio parterre de roys.
Carrà, Morandi, Picasso, Severini, Maccari, Calder (ed altri che nominarli tutti sarebbe un elenco troppo lungo), le personalità che si alternavano ai banchi del Bisonte si arricchì passo passo dei nomi più illustri.
Hanry Moore fu il simbolo ed insieme il coartefice della rinascita della stamperia dopo il disastro provocato dall’alluvione del ‘66.
Nuovi successi, nuove collaborazioni di spessore, fino alla chiusura nel 1983. Ma l’esperienza del Bisonte continuava sotto nuove vesti: quelle di una scuola d’incisione famosa nel mondo, che richiama studenti ed apprendisti d’ogni continente.
La mostra di scena alle Regie Poste degli Uffizi rappresenta un giusto tributo ad un pilastro della cultura fiorentina di questo secolo. Ma soprattutto un itinerario imperdibile tra le tendenze più influenti e gli artisti migliori del ‘900.
La mostra è aperta dalle 10 alle 19, chiusa il lunedì
Domenico Guarino
[exibart]
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