È una tradizione che, per quanto riscontrabile nel patrimonio iconografico superstite, ha le sue radici nel XV secolo e nella fastosa processione affrescata da Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi a Palazzo Medici Riccardi. Forse nessun’altra dinastia europea ha mai voluto riflettere la gloria e la pietas di ascendenti e discendenti in una trasfigurazione così ardita: da banchieri a santi.
La seconda edizione di Stanze Segrete focalizza ancora la centralità della prima residenza medicea nella storia artistica di Firenze. Dalle collezioni di Palazzo Medici Riccardi -e da altri musei cittadini- è stata scelta una serie di opere che, come ideale proseguimento della visita alla Cappella dei Magi, illustra la fittizia agiografia granducale voluta da Cosimo I e dai suoi successori.
Cosimo il Vecchio si era compiaciuto di vedere sfilare i ritratti di familiari, parenti e alleati nelle vesti di nobili e cittadini a cavallo e appiedati; il primo granduca e i suoi discendenti, invece, commissioneranno agli artisti di corte la rappresentazione dei Medici con tanto di aureole e attributi del martirio. L’esposizione si apre con le tavole di Giorgio Vasari che, riprendendo due famosi ritratti di Pontormo e Bronzino, effigia i due capostipiti (Cosimo il Vecchio e Cosimo I) nei panni, rispettivamente, di San Cosma e San Damiano.
La Sacra Famiglia di Giovanni Maria Butteri -opera ancora da collocare sul piano delle committenze granducali- propone i volti medicei nel ruolo della Vergine e degli altri interlocutori di questa sacra conversazione.
Protagonista indiscusso della ritrattistica “sacra” del Seicento è Giusto Suttermans; nelle sue tele le spose e le figlie dei Medici –Maddalena d’Austria, Margherita Farnese, Vittoria della Rovere- si sciolgono in misurate estasi ispirate alle sante eponime.
Il Settecento, che assiste al tramonto della dinastia, conclude questa celebrazione genealogica con la monumentale Morte della Vergine di Carlo Ventura Sacconi: nelle tre versioni dell’opera ben diciannove Medici, defunti e viventi, si dispongono intorno al capezzale della Vergine-Margherita Luisa d’Orleans.
La mostra, che punta alla valorizzazione delle opere e del patrimonio del palazzo, comprende anche una raccolta di statue e tele, quegli arredi celati che, nel corso dei secoli, sono state commissionate per ornare le stanze e gli ambienti della residenza.
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pietro gaglianò
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