Se la curiosità è una vostra prerogativa, l’eccesso e l’ironia non vi spaventano, la mostra Il graffio nell’occhio – cadenze d’inganno visive è quello che fa per voi. Inaugurata il 28 settembre alla palazzina Mangani di Fiesole è uno zibaldone artistico dove pittura, fumetto, installazioni e oggetti confondono il visitatore in una polifonia di inganni-incanti e mettono a dura prova il senso comune del vedere.
Con la mostra inizia la rassegna Finzioni che
Chiaro l’intento della manifestazione: provocazione e inganno, cambiamento di ottica e rigenerazione. Dalla Madonnina dei bollori … di Mannelli e Vecchiato in cui una Ferilli santificata avvinta in un abbraccio diabolico fa bella mostra di sè su manifesti, locandine e cataloghi alle machinae eroticae di Gigliola Caridi e Fabio Gianni. Pervase di profonda e estraniante ironia le opere dei due giovani artisti, esprimono l’alienazione della società in Deep organic collection, Caridi, raccolta sotto vetro di presunti liquidi organici provenienti da tutto l’universo e in Vacumeter, di entrambi, macchina di decontaminazione e sterilizzazione delle strette di mano. La mostra si snoda fra opere-impronte di Giorgio Gaiotto e disegni umoristici di Gianni Chiostri, Ernesto Cattoni e Massimo Bucchi, grandi illustratori e vignettisti delle più prestigiose testate giornalistiche italiane. Bravissimo disegnatore su Cuore, Gianni Pacinotti espone poetiche prospettive notturne della piana pisana inLe cinque curve e piccoli story board, scevri da qualsiasi retorica, sul crollo delle twin towers.
Insieme alla grafica umoristica e non, il curatore Fabio Norcini ha scelto di esporre opere totalmente diverse, sempre provocatorie come Il materasso dell’angelo di Patrizio Travagli o, dello stesso artista, un bellissimo gomitolo di fibre
Un itinerario attraverso opere di 19 artisti attende il visitatore, itinerario di non facile comprensione, stimolante che confonde e spiazza, ma al tempo stesso “restituisce l’infantile gioia dello stupore”. Chiudiamo in bellezza con la degustazione delle cinque testate dell’Anamorfico mensile di forme improbabili del grande Pino Zac . Uscì solo per breve tempo ma segnò profondamente il panorama satirico italiano e sparì annunciando profeticamente la sua scomparsa: finchè c’è morte c’è speranza.
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Pino Zac
daniela cresti
vista il 28 settembre 2002
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