Giunta alla terza edizione I mai visti è quest’anno interamente dedicata al decennale dell’Associazione Amici degli Uffizi, costituita all’indomani dell’attentato alla Galleria nel maggio del 1993, e divenuta tramite e referente insostituibile per donazioni, restauri e pubblicazioni.
Questa presentazione porta ad una scelta di dipinti e opere molto eterogenei: si spazia dalle epigrafi antiche fino a opere create appositamente per l’evento, per cui i singoli capolavori di questo museo nel museo sono presentati come esemplari per il rapporto tra il pubblico museo e l’iniziativa privata. La mostra si completa con un percorso in galleria, dove sono stati evidenziati gli interventi grandi e piccoli operati dagli Amici, relativamente a opere che non potevano essere rimosse dalla loro abituale collocazione.
Colpisce soprattutto il confronto tra due restauri eclatanti: da un lato l’Adorazione di Gherardo delle Notti, dove i lacerti poetici sopravvissuti all’esplosione della bomba sono stati riuniti e riparati, pur senza la pretesa di poter tornare a leggere l’opera. Di fronte sta La Madonna della gatta di Federico Barocci, risorto dopo un difficile restauro qualche mese fa a mostrare la grazia sentimentale dell’artista. L’opera creduta per lungo tempo vittima di un incendio e completamente annerita ha ritrovato colori e modulazioni, inoltre uno studio più accurato ha fatto scoprire che le sue cattive condizioni erano dovute piuttosto ad un intervento maldestro di foderatura e riverniciatura, che con il passare dei secoli aveva alterato la cromia del dipinto.
Spiccano poi gli acquisti eccellenti che talvolta arrivavano a colmare lacune della collezione degli Uffizi: l’ Allegoria della fortuna, piccolo capolavoro eccentrico di Giovanni Larciani (già Maestro dei paesaggi Kress) o la Pala del Poppi con i santi camaldolesi, altro intrigante esempio di maniera moderna.
Le opere novecentesche valgono da sole la visita alla mostra. L’autoritratto di Giorgio Morandi, intenso e austero, il disegno di Henry Moore, e i ritratti delle figlie di Giacomo Balla, che sono pervenuti agli Uffizi assieme ad un lascito consistente di opere dell’artista. Un assolato autoritratto del fiorentino Gianni Cacciarini e quello in acciaio lucidato a specchio di Michelangelo Pistoletto, ad imitare un piccolo comitato di benvenuto, giacché l’artista si ritrasse insieme al suo committente e l’opera è quella che accoglie i visitatori nello spazio delle Reali Poste, già da tre anni occupato nei mesi invernali dalle mostre della serie I mai visti.
Infine l’ironico autoritratto di Mimmo Paladino, dal titolo Paladino Saladino, e quello poetico di Igor Mitoraj, realizzati per l’occasione e che andranno a far parte della collezione degli autoritratti del corridoio vasariano, concludono cronologicamente questo percorso di impegno e dedizione.
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silvia bonacini
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