Il colore si distribuisce in puntini cerchiati, si distende sulla tela, galleggia liquido come in un acquerello, si incrosta in tocchi che emergono prepotentemente dal supporto. È opaco oppure lucido e riflettente, mantiene l’impronta dello strumento con cui è stato applicato, lascia bianche e intoccate parti di tela. È materia viva che crea spazi in cui riconoscersi e riconoscere, vagare, afferrare le cose.
Ci sono, nell’ultima delle tre sale della galleria Spazio A di Pistoia, due tele di Alessandro Roma (Milano, 1977) dallo stesso titolo, Fall out shelter. Ambienti quotidiani scomposti in elementi quadrangolari e ricomposti senza ordine, nella confusione di chi non riconosce più cosa è dentro e cosa è fuori, cosa è reale e cosa non lo è. Nella parte esterna lo smalto, quasi una cornice, luccica come le pagine di una rivista, mentre nella parte centrale un riquadro in bianco e nero, dalla consistenza fortemente materica, contiene macchine sfasciate da incidenti. Forse un’intrusione di immagini provenienti dallo schermo televisivo?
Ambienti quotidiani che, nella seconda sala, Luca Bertolo (Milano, 1968; vive tra la Versilia e Milano) riduce all’elemento del sacco della spazzatura replicato in tre versioni: nella prima il sacco è una massa scura, goffa, pesante, che proietta dietro di sé un’ombra profonda. Poi si apre, lasciando uscire nella parte inferiore tocchi di colore rosso, giallo e verde come rifiuti troppo pesanti da smaltire: il colore si fa qui oggetto, presenza, fisicità. E infine, nella terza, la sagoma del sacco lasciata bianca, senza colore e attraversata dalla parola organico rimanda alla cosa attraverso un richiamo concettuale.
In Lorenza Boisi (Milano, 1972) e Laura Pugno (Borgosesia, 1975; vive a Torino) il colore crea ambienti e elementi naturali in cui tuttavia la presenza dell’uomo si fa incancellabile. In Bird City Mini, della prima, a un albero reso con pennellate contorte, pesanti, cupe, stanno appese sette casette per gli uccelli che replicano il sovraffollamento delle città. Mentre la seconda in una serie di tele dedicata all’attuale tema della TAV in Val di Susa crea, con un colore leggerissimo e inconsistente, immagini quasi di sogno, in cui tuttavia la ruspa, una macchia arancione, trasforma per sempre il paesaggio.
Luoghi non riconoscibili ma dal sapore geografico sono invece, nella prima sala, i fitti intrecci di punti, gli ingorghi di colori ora più luminosi ora più freddi di Massimo Kaufmann (Milano, 1963), e le due tele Coast to coast di Paolo Parisi (Catania, 1965; vive a Firenze), in cui olio e acrilico si contendono lo spazio della tela, alternando distese piatte e opache a materia in movimento, in ebollizione.
donata panizza
mostra visitata il 17 febbraio 2007
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