La personale di Szymkowicz, a cura di Enrico Crispolti, ripercorre il percorso dell’artista belga attraverso 107 opere, di cui 70 dipinti di grande formato, e 37 disegni.
Charles Szymkowicz (1948) comincia a dipingere negli anni ‘60, quando, attraverso un realismo di tipo espressionista, si rivolge a temi di denuncia politico-sociale che richiamano il lavoro di artisti come Käthe Kollwitz o, per il tipo di composizione, Renato Guttuso (dal quale resta folgorato nel 1963, anno in cui, appena quindicenne, visita la personale al Palais des Beaux Arts di Charleroi in Belgio). E Guttuso resterà una delle presenze più importanti per Szymkowicz, che lo riconoscerà sempre idealmente come il proprio maggior maestro; una stima ed un affetto ricambiati dall’artista italiano che definirà successivamente la pittura del giovane belga come “fatta col fuoco e col sangue”. Tuttavia, come lo stesso Crispolti ha precisato, Szymkowicz non è un guttusiano: “la sua personalità forte nell’appropriazione della suggestione si è resa indipendente”. Fra gli anni ‘60 e ‘70 il lavoro di Szymkowicz contiene forti richiami all’espressionismo esistenziale di artisti come Kokoschka, Soutine e Bacon, sia per l’impianto formale che per i soggetti raffigurati. Allo stesso tempo sono presenti implicazioni gestuali e materiche, eredità dell’informale. Negli anni ‘80 l’attenzione si sposta sul vissuto del mondo attuale, denunciandone l’aspetto consumistico, alienante e disumanizzante. A denotare questa fase la serie di composizioni dedicate all’incubo atomico e alla violenza, come Grand enfant de la bombe (1982) e La main devant la bombe (1984). Il volto umano diviene il soggetto principale: volti tragicamente urlanti, indagati nelle rughe di espressione, incombenti, capaci di richiamare l’intero corpo umano, vengono proposti in tele di grandi dimensioni.
sara paradisi
mostra visitata il 4 marzo 2006
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