Pisa vuole candidarsi come centro internazionale di studio e di esposizione della grafica, e lo fa con la mostra Segni Multipli. Con oltre 200 opere di grafica del Novecento italiano, si inaugura una nuova stagione del medievale Palazzo Lanfranchi, che diventa, dopo due anni di chiusura per restauro, la sede del Museo della Grafica. Nelle 14 sale del Palazzo, che dialoga con il Museo di S. Matteo, sull’altra riva dell’Arno, trova collocazione il Gabinetto disegni e stampe dell’Università di Pisa, costituito da un nucleo di due collezioni: quella di Sebastiano Timpanaro, storico della scienza, e di Giulio Carlo Argan. In totale, le due raccolte contano oltre 1600 opere di grafica a cui si devono aggiungere le donazioni degli artisti che su sollecitazione di Carlo Ludovico Ragghianti hanno reso omaggio agli studiosi dell’arte dell’Università di Pisa. L’instancabile opera del Ragghianti nel voler far di Pisa un centro nazionale ed internazionale di studio della grafica ha fatto sì che
La mostra Segni Multipli nasce sotto il “tratto” della visione etica e formativa che Giulio Carlo Argan attribuisce all’arte. Anche per questo motivo, le duecento opere in esposizione non hanno la spesso pedante pannellistica esplicativa bensì sono introdotte da frasi del grande storico dell’arte secondo cui “…la forma è formazione, la libertà liberazione”.
“Il titolo dell’esposizione”, spiega Alessandro Tosi, curatore della mostra assieme a Luigi Ficacci, “si incentra sul multiplo. La molteplicità deve essere intesa come riproducibilità e quest’ultima come forza innovativa alla divulgazione”. A conferma dello spirito che si aggira tra le stanze del Lanfranchi, vi è la sala dedicata al Gruppo Uno con opere di Nicola Carrino, Nato Frascà e Pasquale Santoro. Argan fu infatti il referente teorico e “ghestaltico” del gruppo, che nato nel 1962 a Roma, rivendica un’accezione etica ancor prima che estetica dell’arte. Concezione sintetizzata nella frase dello stesso Argan: “…e poiché il surrealismo esaltava la creatività dell’inconscio, era bello vedere che anche la coscienza e la
La mostra conduce il visitatore attraverso un allestimento leggero e facilmente leggibile, in sale tematiche e monografiche come quelle dedicate alla raccolta di serigrafie di Primo Conti dal titolo Omaggio ad Apollinaire o quella dedicata ad Emilio Vedova, di cui Argan descrive il “gesto che rompe il ghiaccio di una situazione che rischia di irrigidirsi”.
Il secondo piano del Palazzo è dedicato ad un’anticipazione, comunque esaustiva, dell’altra grande collezione, quella di Sebastiano Timpanaro, e si apre con il corposo nucleo di acquaforti di Giovanni Fattori per proseguire con stampe di Morandi ed Henry Moore esposte con un allestimento che crea un’atmosfera sospesa e rarefatta grazie a pannelli di cristallo che prendono luce dalle bifore del Palazzo.
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carlo venturini
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