Categorie: toscana

Fino al 29.III.2002 | La casa delle Fate | Firenze, La Corte Arte Contemporanea

di - 19 Marzo 2002

I contenitori siamo noi: contenitori di sogni, di ricordi, di passioni e crudeltà, di un passato che è la nostra vita, di un futuro che speriamo lo sia. Coacervo di sensazioni e immagini spesso inesprimibili perché contorte e scomposte. Questi chiusi contenitori oscuri e impenetrabili per gli altri divengono trasparenti nel lavoro di Stefania Balestri che, con coraggio mostra anche le più piccole pieghe della sua intimità. Trasparenti ma sigillati perché continuino ad appartenerle, a non essere violati, anche se si presentano a sguardi estranei. L’artista ci regala, in questa personale il suo sentire più profondo, le emozioni rivisitate dell’infanzia, i luoghi nascosti della paura. Flash di momenti fermi nel tempo e nello spazio, senza possibilità di cambiamento. Situazioni di luoghi conosciuti, come in Salotto, Cucina con le mucche e armadio, situazioni di quotidianità trasfigurata dove i giocattoli usati dall’artista sono attori immobili di film muti. Spesso i piccoli teatri di plexiglass sono saturi di personaggi che si accumulano, si rubano lo spazio , strabordano dai loro contenitori. In prezzemolinale bambole si relazionano in maniera dilaniata; i due contenitori sono attaccati ma separati da una parete trasparente. Da una parte una bambola ben vestita e ben pettinata, sola con il suo cagnolino in apparente tranquillità, dall’altra la tragedia: bambolotti seminudi, accatastati l’uno sull’altro come in una fossa comune privi di tutto, di vestiti, di capelli, di vita. La relazione è nello sguardo attonito di prezzemolina che s’incrocia con gli occhi sbarrati dei personaggi che le stanno vicini ma irraggiungibili.
Nell’installazione di Stefania Balestri alcuni elementi ricorrono quasi ossessivamente: il cibo, piccoli animali tranquillizzanti come l’orsetto, ma anche inquietanti come il dinosauro, i vestiti e la tazza. Quest’ultima, ci spiega l’artista, rappresenta l’evoluzione trasfigurata del contenitore universale, il sacco amniotico, ancestrale luogo di liquida culla protettrice.
Nelle Case delle Fate il percorso artistico esce dalla dimensione del contenitore e sembra liberarsi finalmente nel gioco, nel contatto con l’esterno e con l’altro da sé. Il materiale usato è duttile, caldo, vivo e le composizioni che ne derivano rispecchiano la fluidità e la sensualità della cera d’api con cui sono modellate. Castelli con pinnacoli, colati come si cola la sabbia bagnata per costruirli ai bambini, misteriosi , segreti e incantati perché, appunto…, casa delle Fate.
La mostra è ben articolata all’interno della galleria che si presta a questo itinerario intimistico per la varietà strutturale e per i molti angoli e anfratti da scoprire. L’ultima opera, infatti, si trova in una nicchia muraria, contenitore naturale ed aperto per una metaforica cascata liberatoria che lungo la parete scende in un tranquillo lago di cera adagiato sul pavimento.

link correlati:
www.toscanainfo.it/cosace/-1/mostre.html

Daniela Cresti


Dal 9/3 al 29/3/2002
LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA via de’ Coverelli 27r Firenze
Dal martedì al sabato e su appuntamento
Ingresso libero
Tel./Fax 055284435
Catalogo in galleria


[exibart]

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