La storia siamo noi e la fotografia è il mezzo più idoneo a ricordarcelo. Libri, cinema e televisione trattano la storia del ‘900, ma i personaggi sono conosciuti solo di nome e, spesso per le nuove generazioni, totalmente sconosciuti, avulsi dalla realtà. Rimane quindi storia virtuale.
Raccontare per immagini fotografiche un paese è un tuffo nel reale, è il passato che torna nel bene e nel male. Ci si riconoscono tutti; i figli vedono i padri giovani, i nipoti i nonni e li vedono in veste diversa, hanno di loro anche altre prospettive, la parte di vita che ignorano. Serve a ricostruire la memoria storica e dare una dimensione a tutto tondo ai protagonisti.
David Bastianoni ha fatto tutto questo, forse in parte senza averne la coscienza, ma con lo spirito libero del cronista. Cronista di guerra perché ha documentato la storia di Castelfiorentino dal 1942 al ’57, anni che hanno visto il fascismo al culmine, anni di guerra civile, di resistenza, di disfatta, di elaborazione del lutto e, lentamente, di ricostruzione. Anni talmente importanti nella nostra vita e nella storia che vale la pena leggere, rileggere e ripensare nelle immagini che ci stanno davanti.
L’ artista illustra piccoli racconti che ricostruiscono l’insieme sociale integro del suo paese. Bastianoni era sarto, certamente un uomo particolare, ricco di interessi e capace di recepire la trasformazione storica nel momento in cui viene vissuta. Capacità che solo menti particolarmente attente e fervide riescono a elaborare. Ha scattato 33.000 fotografie e sviluppandone poche di ogni rullino, ha messo da una parte i restanti negativi. Soltanto nell’ultima parte della vita, stimolato anche dal figlio Roberto, ha cominciato a pensare di catalogarle, ma non di esporle. Era ancora presto, il tempo non aveva allentato le tensioni, nel paese tutti si conoscono e la guerra come lo schieramento politico aveva diviso la gente, le famiglie, gli amici. Bisogna arrivare ad oggi per poter vedere e assaporare la bellezza delle immagini e la capacità evocativa nonché ricostruttiva di una storiografia recente. Adesso l’artista non c’è più, ma ogni foto testimonia la sua intelligenza, la sua capacità di osservazione e la nitidazza dei suoi scatti.
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daniela cresti
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