Terminato all’età di vent’anni, nel 1848, il triennio di formazione presso l’Accademia di Düsseldorf, Feuerbach cominciò una peregrinazione europea che lo condusse ad Anversa nel 1850, a Parigi nel 1854 e, l’anno successivo, in Italia, dove ebbe modo di apprezzare con entusiasmo i maestri del Rinascimento veneziano; l’artista proseguì poi il suo “Grand Tour” per Padova, Bologna, Firenze e Roma, città nella quale, nel 1860, incontrò Anna Risi, che divenne sua fonte d’ispirazione e sua compagna di vita. Gli sporadici spostamenti di Feuerbach in Germania, dovuti soprattutto alle condizioni precarie della sua salute, non lo allontanarono mai dall’Italia: a Venezia, infatti, egli morì nel 1880.
L’allestimento della mostra, straordinariamente valorizzata dalla sontuosa ambientazione di Villa Mimbelli, pare rispondere a un disegno organizzativo concepito in chiave tematica: il visitatore è cioè portato a cogliere il carattere di continua trasformazione iconografica che interessa le opere esposte. L’antologica ospita infatti dipinti riconducibili ai molteplici ambiti della mitologia, della storia antica, della storia religiosa, della letteratura, della drammaturgia, della tradizione “di genere”, della ritrattistica ed altro ancora.
L’intensa passione dell’artista per la classicità, che proprio nell’esperienza italiana trovò terreno di acceso sviluppo, traspare dalla ricorrente rappresentazione dei giochi tra putti. Ne è un esempio il dipinto ad olio su tela del 1864 – che campeggia al primo piano della Villa – raffigurante “Bambini musicanti” immersi in un paesaggio naturale. Il tema dell’iconografia fanciullesca viene qui interpretato nei termini di un ritmo lento e cadenzato dal sapore bucolico.
E proprio la descrizione delle scene agresti assume, nell’opera dell’artista tedesco, un carattere assai innovativo, divenendo sorta di eco figurativa dell’interiorità umana, espressa attraverso macchie di luci e colori gettati sulla tela con una modalità tecnica ed una maturità espressiva profondamente moderne e ben distanti dalle rappresentazioni scolastiche della realtà così diffusamente riprodotte dai pittori di “scenette di genere”.
Alla lezione della tradizione classica, nonché a quella della grande pittura rinascimentale, si deve anche la passione dell’artista per la ritrattistica, maturata anche in relazione alla sua devozione per l’amata Anna Risi, da lui affettuosamente ribattezzata Nanna. Ed appunto “Nanna come Baccante” – tributo di Feuerbach alla musa ispiratrice della sua arte – è il titolo del ritratto a mezzo busto raffigurante la donna di profilo, coronata di vite, con lunghi capelli neri sparsi sulla veste e sulla spalla.
Di notevole originalità risulta infine la Sala dei disegni, ambiente semibuio che vede fasce di luce convergere direttamente su ciascuna opera esposta, in un’atmosfera generale di intima suggestione.
La mostra, organizzata dal Comune di Livorno in collaborazione con l’ICIT (Istituto Culturale Italo Tedesco di Livorno), consente di ammirare una selezione di opere provenienti da musei esteri, visitando contemporaneamente, negli ambienti dell’ultimo piano, i dipinti dei Macchiaioli appartenenti al Museo Civico “Giovanni Fattori”.
Alice Tavoni
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Trovo la recensione della mostra di Feuerbach puntuale e mirata. L'autrice ha saputo descrivere con grande professionalità il percorso espositivo e la carriera di un'artista poco conosciuto e decisamente non molto originale. Complimenti.
concordo con il giudizio del lettore.
Peccato che livorno non sia molto vicino...