Brooklin. Due enormi serbatoi del gas, presenza scomoda ma romantica memoria della civiltà futurista, stanno per essere distrutti. Gianluca Milesi li avvolge di forme bloboidali, elaborate al computer, dichiarando la transizione dalle tecnologie industriali all’era del digitale.
Scrive Cesare Birignani: “Nelle acque extra-territoriali fra il mondo perduto della prima ‘machine age’, carico dei simboli dello scorso secolo (le geometrie platoniche, il razionalismo delle strutture, le forme del cemento e dell’acciaio) e le ancora inesplorate isole del digitale, i parassiti fluidi di Milesi navigano con rotte zigzaganti.”(Spaced out. Gialuca Milesi, esercizi di architettura, Mandragora, Firenze, 2003).
Gianluca Milesi, architetto italiano che opera fra New York e Milano sviluppando le potenzialità offerte dal digitale, si occupa di interior design, di progetti teorici, di installazioni, osservando costantemente le relazioni fra la realtà e le sue possibilità dinamiche e di trasformazione. Dopo alcuni anni di professione tradizionale, avverte l’urgenza di rinnovare il suo registro progettuale, di accostarsi alle nuove possibilità del fare architettura, ai nuovi linguaggi di comunicazione. Hanno inizio gli esercizi di Milesi.
L’esposizione verte sui forti accenti di sperimentazione legati alla ricerca dell’architetto, volta ad indagare sulle potenzialità del digitale nella sfera della comunicazione in architettura. Curatore della mostra è non a caso Marco Brizzi, direttore del Festival
Presente all’inaugurazione della mostra, Milesi spiega il suo percorso progettuale: “Il mio approccio è principalmente legato all’idea che informa e sostiene ogni progetto. (…) Una volta precisata, l’idea è tradotta direttamente in tre dimensioni in una ipotesi concettuale e formale. L’architettura che ne risulta non è fatta di punti o di linee, ma di volumi concepiti come entità spaziali tridimensionali e non come sviluppi di disegni in pianta o in alzato. (…) il progetto diventa un monolite (…) presentandosi come un’entità finita. (…) Questa semplificazione viene generata da un processo di displacement”.
Deformazioni geometriche alla volta di imprevedibili traiettorie e materiali diversi da quelli abitualmente utilizzati nella pratica architettonica spiegano il concetto di
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SESV
Gianluca Milesi
francesca oddo
mostra visitata il 16 maggio 2003
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