Lo sfondo è quello della metropoli contemporanea, intravista nello scorcio di una finestra, incombente nella spigolosità degli interni, simboleggiata dalle onnipresenti tecnologie: cellulari ultramoderni e vecchi frigoriferi vuoti. I protagonisti sono uomini e donne dal fisico vincente e dai lineamenti trasfigurati, congelati nel loro isolamento che ha per confini le stanze di un grattacielo. La natura è del tutto assente, anche la sagoma di un cane accovacciato in un angolo parla di una spontaneità soltanto accessoria, e l’animale è collegato, piuttosto, al rito urbano di “portare fuori il cane”.
Luca Matti dipinge un mondo appena futuribile la cui anormalità è solo apparente. I suoi personaggi, visti da vicino, somigliano in modo quasi urticante agli abitanti delle nostre città e, coraggiosamente, ognuno può individuare nelle grandi tele e negli schizzi su carta un frammento della propria storia quotidiana.
La cupa rappresentazione di questi topoi della contemporaneità è stemperata dall’ironia divertita che sostiene tutta la narrazione. La tradizione del fumetto, nella quale Matti si è formato e di cui mantiene la facilità del tratto e l’immediatezza della rappresentazione, struttura la successione delle scene e sdrammatizza l’atmosfera. Luca Matti non rinuncia al piacere del disegno e della bella pittura, così dalla superficie grigia e seppiata delle tele emergono figure dal tratto vigoroso, quasi scolpite nelle nuances monocrome degli sfondi. Negli schizzi raccolti in catalogo le scene vagamente cinematografiche e un po’ surreali rivelano lo spessore della sua arte: la capacità di creare suggestioni con inconsueta efficacia condensa una serie di riferimenti, da Viani a Bacon, da Magritte a Hopper, che l’artista sintetizza in soluzioni formali inedite e originali.
Alcuni temi tornano con insistenza riflettendosi dagli schizzi ai dipinti: gli esseri umani sono caratterizzati dalla fisionomia spigolosa; le ombre nette e i tratti allungati, spesso fortemente scorciati, appaiono come un riverbero dell’ambiente fisico e esistenziale che circonda i personaggi. Sulle loro teste di Gorgoni postmoderne svettano le forme della città con grattacieli e antenne. Ovunque aleggia un sentimento di attesa, l’affanno per una possibilità di comunicazione che è rimasta sospesa in un altrove qualsiasi. Ognuno sembra cercare un riflesso di sé, interrogando il proprio improbabile doppio sullo schermo di un computer, sulla tastiera del telefono, nella sagoma della propria ombra allungata sul pavimento.
Il messaggio che Luca Matti lancia è, in definitiva, ottimista: là dove, nelle scene rappresentate, la comunicazione è destinata a passare solo via cavo, l’artista oppone la sostanza della propria pittura, fisica, emozionante e avvolgente come un racconto nato per essere recitato attorno al fuoco.
articoli correlati
Arte, numero 344 aprile 2002
link correlati
www.lucamatti.it
Il sito di Luca Matti
Pietro Gaglianò
La 18esima edizione di RespirArt porta nelle Dolomiti del Trentino le nuove opere site specific di Antonella De Nisco e…
La pittura non costruisce immagini: costruisce condizioni. Il segno non descrive, incide; il colore non rappresenta, agisce
Inaugurano una dopo l'altra le super fiere di maggio, sparpagliate per la Grande Mela: da Frieze NY a Tefaf NY,…
Ultimi giorni all’Azkuna Zentroa per visitare la grande mostra "Anónima" che raccoglie una selezione di opere che rivelano l'universo distintivo…
La quarta edizione di Contemporanea mette in rete 32 spazi della capitale, proponendo una lettura alternativa della scena artistica romana,…
Fino al 6 settembre 2026, Palazzo Ardinghelli ospita "Aftershock": quarant'anni di pratica dell'artista e attivista cinese che ha scelto L'Aquila,…
Visualizza commenti
I miei complimenti più sentiti a Pietro Gaglianò per il testo critico, uno dei pochi che riesce a scrivere di arte con semplicità e grande spessore.
Complimenti Pietro, veramente un bellissimo articolo,argomento interessante che tu hai "sentito".