Per un artista contemporaneo non è sempre necessario muoversi nell’ambito della provocazione o in quello dei temi sociali: lo dimostra Rita Pedullà (1966), artista calabrese attiva in Toscana. A San Gimignano espone una serie di tele che, nella loro tradizionalità di temi e di linguaggio rappresentano un modo totalmente controcorrente di porsi di fronte al pubblico. Niente sembra sconvolgere l’uomo contemporaneo quanto la normalità e la quotidianità: su questa cifra stilistica Rita Pedullà impronta tutto il suo lavoro, strizzando l’occhio ai grandi del passato –aspetto che forse contribuisce a frenarne l’ascesa presso le grazie della critica– per quanto riguarda sia i soggetti raffigurati che le forme e i colori utilizzati, affermando tuttavia un proprio riconoscibile modo di dipingere.
Innegabile è la somiglianza con Matisse per quanto riguarda la scelta di alcuni soggetti -donne dalle forme armoniose e sensuali sottolineate da una linea scura marcata e geometrica-, della gamma cromatica –colori primari stesi a campiture larghe– e dello stile, fatto di composizioni semplici e scarne composte di poche linee ondulate. D’altronde sono ravvisabili anche echi della pittura Fauves, di Cèzanne, di Modigliani e della ritrattistica che si è sviluppata fra le due guerre. L’abilità della Pedullà consiste nel mescolare assieme tutte queste suggestioni “storiche” e conferire loro un’aura di contemporaneità, grazie alla sua sensibilità e alla capacità di introspezione.
I lavori esposti a San Gimignano rappresentano un’ulteriore tappa del percorso artistico della Pedullà: permangono soggetti e temi legati alla quotidianità come le semplici scene di interni dove donne o uomini dall’espressione assorta vengono raffigurati seduti sulla poltrona con in grembo un gatto o un cane (Pomeriggio di primavera, Levriero), ma ne compaiono anche di nuovi come quelli riferibili all’universo animale o ai concetti di metamorfosi e mitologia.
La donna viene rappresentata nuda, spesso sdraiata o comunque accovacciata in posizioni fetali, che ne esaltano le caratteristiche di sensualità e armoniosità (Cane rosso e Lilith). Il richiamo alla sessualità femminile avviene attraverso la raffigurazione di farfalle, gatti e pesci ubicati proprio in vicinanza degli organi riproduttivi (Mariposa). I tratti del volto sono appena accennati per aumentarne il senso di mistero e di spiritualità. Il connubio donna–animale serve all’artista per sottolineare pulsioni, sentimenti ed istinti spesso dal sapore primordiale.
Il richiamo alla primordialità continua nelle tele che propongono figure maschili spesso trasfigurate in tori, cervi ed altri esseri mitologici dai caratteri fortemente mascolini che ne esaltano il vigore e la prestanza fisica. La sessualità maschile è sottolineata dalla presenza di cani, scimmie e uccelli di varie specie.
Uomo e donna vengono raffigurati separatamente oppure attraverso l’interazione
L’alternarsi degli umori e dei sentimenti umani non avviene soltanto attraverso la rappresentazione di animali domestici o esotici –un bestiario fatto di cani, gatti, maiali, conigli, farfalle, pesci, colombe, pappagalli, scimmie, leopardi e zebre– ma anche e soprattutto attraverso l’utilizzo dei colori. Il giallo, il verde ed il marrone –utilizzati nelle composizioni dal sapore esotico- servono ad accentuare l’aspetto istintuale e primitivo dell’uomo, mentre il verde, il rosso ed il blu caratterizzano quello più intimo e “domestico”.
sara paradisi
mostra visitata il 26 maggio 2006
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ma che roba è questa,ma scherziamo??
questione di feeling...che sCocciante la vita a volte.
è un contentino per quelli del premio celeste (a pagamento!). ci vuole coraggio - o incompetenza - per recensire roba del genere. che siamo su arte adesso?
ma va, va.....!!!!!!!