Categorie: toscana

fino al 30.XI.2002 | 301.302 kmq | Firenze, Galleria Alessandro Bagnai

di - 21 Ottobre 2002

Il paesaggio italiano, sinteticamente enunciato nella sua estensione di 301.302 chilometri quadrati che danno il titolo alla mostra, è al centro delle opere esposte in galleria. Il paesaggio, a dispetto di abusivismo, cementificazioni e edilizia selvaggia, è lo stesso che nell’Ottocento richiamava da tutte le città d’Europa innumerevoli damoisellesbiancovestite, armate di pennello e cavalletto; lo stesso che si intravede negli sfondi di Piero della Francesca e di Leonardo ; lo stesso dei tanti, tantissimi, voyage, da Milton a Goethe, da Ruskin a Norman Douglas; lo stesso che oggi, più problematico che mai, con i suoi i confini sfumati tra città e campagna, tra centri storici e periferie, ispira gli undici artisti radunati dal curatore Luca Beatrice.
La rappresentazione e l’interpretazione del paesaggio, genere accademico e passatempo per dilettanti, in questa collettiva conosce tutte le possibili declinazioni dello stile e della tecnica della pittura contemporanea .
La natura, si sa, imita l’arte ed è inevitabile che il paesaggio venga trasfigurato dall’immaginario di chi lo interpreta e, quindi, modificato nella percezione di chi comunemente lo osserva. La misura di questo processo è riscontrabile nelle opere di Valentina D’Amaro e Jonathan Guaitamacchi che restituiscono immagini catturate ad una velocità necessariamente non naturale, quella di un’automobile o di un aeroplano.
Altri, Pietro Capogrosso, Marco Neri, Pierluigi Pusole, Francesco Sena, raccolgono istantanee della città contemporanea, tra edilizia industriale, bunker o panorami cittadini accesi nello sfavillio dell’illuminazione artificiale. Elementi tradizionalmente “non iconici” si distaccano così dalla loro collocazione reale e, attraverso la rielaborazione degli artisti, diventano arcilessemi del mondo visibile, dal dettaglio alla visione d’insieme e ritorno.
Andrea Chiesi con le sue prospettive metafisiche di pali piantati su uno spiazzo desolato, raffigura un elemento ricorrente del paesaggio urbano e ne estrae l’icona che è ben impressa nella nostra retina e nella nostra memoria. Nella stessa direzione si può interpretare il lavoro di Daniele Galliano che isola un tramonto visto attraverso due pilastri, due pali della luce, le sbarre di una finestra.
Nei lavori esposti in galleri, infatti, è presente anche la natura, il panorama per eccellenza, nelle rielaborazioni oniriche e narrative di Marco Cingolani o nel lavoro di Gioacchino Pontrelli, che tesse un gioco di citazioni, tanto ermetico quanto raffinato. Federico Pietrella, infine, rappresentando un paesaggio “tradizionale” di passanti sotto la pioggia, gioca con la valenza simbolica della tecnica: comuni timbri da ufficio, con numeri e date, trasferiscono nei chiaroscuri non pittorici dell’opera un’evocazione della temporaneità delle sensazioni.

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pietro gaglianò
mostra vista il 19.X.2002


301.302 kmq
Galleria Alessandro Bagnai, via Maggio 58r, (Oltrarno, Piazza Pitti)
Firenze,
a cura di Luca Beatrice
catalogo con un testo critico di Marco Rainò
055-212131, galleriabagnai@tin.it


[exibart]

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