L’osmosi di colore si concretizza nell’essenzialità dei volti acidi e familiari. Che escono dall’anonimato per il rapporto affettivo che – si intuisce – li lega all’autore, Riccardo Baruzzi. Sono volti semplici, a metà fra realismo e pop art. Il realismo è per la fedeltà delle linee acquose e dissolte, che disegnano profili sfilacciati ma distinti e distinguibili. E perché ogni volto è un volto reale, perché all’origine di ogni ritratto ci sono storie e persone che vivono, che dialogano fra loro. L’uso del colore – con le sue tinte forti e piatte sovrapposte allo sfondo d’alluminio –, la tecnica sperimentale, l’immediatezza di esecuzione e il materiale utilizzato – comprese le lamiere riciclate – hanno invece un gusto decisamente pop.
Baruzzi, giovane artista che vive e lavora a Fusignano (Ravenna), ha da poco concluso l’Accademia. Ha dipinto a olio tele di grande formato, lavorando sulla consistenza della materia. Ha realizzato autoritratti in bianco e nero, a matita. E prima di raggiungere questa nuova sperimentazione si è confrontato con la solarizzazione di Man Ray, in una chiave tutta personale. Poi la svolta. Gli regalano alcune lastre in alluminio per stampe tipografiche. Da una parte ci sono i negativi, dall’altra lui dipinge. Baruzzi prova il colore, che sul metallo non aderisce. Si liquefà, distorcendo le forme. E quello che a prima vista può sembrare un esperimento fallito, si rivela la svolta innovativa nel fare pittorico dell’artista
gianluca testa
mostra visitata l’11 gennaio 2003
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