Mezzo espressivo, supporto, soggetto. Da sempre gli artisti rivolgono un’attenzione speciale al corpo. Che viene osservato nel suo insieme, come fonte di movimento e di segni linguistici, come strumento performativo e materiale da dipingere.
Controcorrente, il progetto Corpore propone una lettura frammentata. Mani e piedi. Ventre. Schiena. Orecchie, spalle, capezzoli, anche. Nuca, gomiti, ginocchi. Seno, gambe, sesso maschile e femminile. Ombelico. Ogni parte viene decontestualizzata per essere colta nella sua purezza formale e semantica. Ogni elemento diventa spunto per una mostra. “Sempre più spesso siamo portati a percepire e pensare il corpo come un oggetto da plasmare, un insieme di organi, materia”. Presi dal correre irrequieto di tutti i giorni “ci dimentichiamo che il corpo siamo noi, nel senso che siamo nel nostro corpo e che per quanto ci affanniamo nella ricerca di un senso di appartenenza non lo potremo trovare che dentro di noi”.
Hotel P. è il secondo appuntamento espositivo del progetto. Al centro dell’attenzione c’è il ventre. Linea curva ed infinita, spazio di crescita intrauterina, punto morbido e femminile. Le fotografie evanescenti di Federico Barattino si incastrano tra le teche dello showroom ed inquadrano il corpo in attesa della compagna del fotografo. Pendagli dalle forme tondeggianti sono sospesi tra l’obiettivo e la figura. Il fuoco si alterna sul primo e sul secondo piano, lasciando in ogni scatto qualcosa di non definito. Le tinte sono calde, le atmosfere trasognate.
I monili entrano nell’immagine fotografica. E ritornano all’esterno di essa. Gli accessori creati da Marcella Molinaro abitano gli scaffali e adornano il corpo stesso dell’artista, che veste per il vernissage un abito trasparente in organza disegnato da Silvia Galasso. Una ricca cintura, realizzata a due mani da Molinaro e Galasso, chiude la veste e sottolinea l’accogliente rotondità del ventre.
Concludono l’esposizione le installazioni di Elena Roncoli, sofisticate parodie delle vetrine natalizie e alludenti figure di donna.
Diversi linguaggi dialogano tra loro, nell’ambiente raccolto di Mani Mani, per osservare da un punto di vista ravvicinato, ma mai uguale a se stesso, il ventre ospitale e rotondo di donna. Metonimia del corpo femminile, nella nostra epoca spogliato dei suoi veli e del suo mistero. E in fondo, più che liberato, banalizzato.
silvia bottinelli
mostra vista il 15 dicembre 2005
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