Categorie: toscana

Fino al 31.V.2017 | Made in Forte 1.0 , Percorsi d’arte e di luce | Sedi Varie, Forte dei Marmi

di - 27 Marzo 2017
Chi non ha presente Forte dei Marmi? Conosciuta principalmente come attraente meta turistica balneare, la cittadina toscana muove i primi passi per un progetto nuovo. Ha inaugurato il 18 febbraio scorso Made in Forte 1.0. Percorsi d’arte e di luce, una rassegna d’arte contemporanea a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni, promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dal Centro Commerciale Naturale “Essere Forte”, con il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. I due curatori si sono lanciati in un vero e proprio percorso d’arte a cielo aperto, che nasce e si sviluppa a stretto contatto con il territorio urbano e paesaggistico, andando a toccare le vie principali di Forte: dal Fortino – il Forte Lorenese – al mare, analizzando il rapporto tra città e natura. Per farlo, sono stati chiamati numerosi artisti: Gustavo Aceves, Antonio Barbieri, Gregorio Botta, Thomas Lange, Matteo Nasini, Valentina Palazzari, Oliviero Rainaldi, Caterina Tosoni e Helidon Xhixha. Tutti molto diversi tra loro, sia per generazione sia per espressioni artistiche, si relazionano all’ambiente seguendo ognuno una propria poetica.
Aceves, Lange e Nasini si fanno suggestionare dall’elemento marittimo. Il primo lo fa, presentando un’opera dal grande impatto visivo (della serie Lapidarium diffusa dal 2015 in diverse città del mondo): delle monumentali teste di cavallo, apparentemente di sabbia, sono distese lungo la spiaggia e sembrano cercare di sottrarsi al disfacimento provocato dal mare; una farsa, un copione ben studiato, una riflessione sul più grande dramma del nostro tempo: la migrazione. Per farlo l’artista avvicina l’immagine-tipo della forza, qual è il cavallo, con l’apparente fragilità materica, tanto simile a quella umana. Il tedesco Lange, invece, opera da pittore sul materiale scultoreo: ispirandosi alla statuaria classica, crea un calco da cui ricava fino a 50 bagnanti di ceramica, diverse per segni cromatici e per disposizione, rinnovandone così ogni volta il senso. Infine Nasini, vincitore del Talent Prize 2016, musicista di formazione, sviluppa una scultura-strumento musicale: centocordo, un’arpa eolica, presentata qui per la prima volta con quattro braccia, tra le quali sono accordate tre scale musicali differenti, le cui origini geograficamente distanti fungono da punto di convergenza tra diverse culture.

Barbieri, Palazzari e Tosoni operano all’interno del tessuto urbano, riflettendo su un elemento più quotidiano. Barbieri progetta un prototipo di scultura abitabile, facendo riferimento a una scultura antropomorfa: una testa creata secondo un’elaborazione digitale su rappresentazione poligonale, prismatica e specchiante. Palazzari, invece, studia lo spazio, lo rende proprio e lo riempie con degli elementi estranei, montando delle reti elettrosaldate che si distribuiscono in un movimento antiorario che vive di un suo perfetto equilibrio interno, dotato di una vibrante forza incisiva. La milanese Tosoni, partendo dalla materia, lavora su un’arte che solleva questioni che vanno oltre un livello estetico, sfociando nell’etico: innesta così una serie di riflessioni sul riciclo di oggetti comuni, creando delle sculture complete e compiute, come segno di un ricongiungimento tra l’elemento naturale e quello artificiale, tra spreco e riutilizzo.
Rainaldi e Xhixha, invece, lavorano in maniera completamente differente sull’elemento contemplativo umano e naturale. Rainaldi lavora in relazione allo spazio: una piazzetta aperta su due lati, al cui centro è collocata una sorta di stele ferrea sulla quale sono poste due figure in terracotta: una donna incinta protetta dalla figura maschile. La sua poetica si basa su una ripresa della prospettiva che parte dal basso verso l’alto – grazie anche all’uso di luci direzionate che danno un effetto teatrale quasi surrealista – che mettono in soggezione il fruitore, trovando esiti caratterizzati da una presenza-assenza. Xhixha lavora col marmo – tipico materiale locale – donandogli nuova vita, giocando con la fluidità della forma e con la superficie, resa morbida e sensuale. A congiungere l’inizio e la fine del percorso, al Fortino troviamo l’artista Botta – interessato a una riflessione filosofica tra concetto e materia, tra apparenza e concretezza, coi suoi lavori fatti di luce e di acqua, dove l’inafferrabile diviene quasi tangibile – e dall’altra l’architetto Bartalini – che rielabora la concezione delle luminarie natalizie, creando un assemblage, una “poetica costellazione” che prende il via da un grosso sole luminoso, attorno al quale va a costruire una scia di forme e colori al tempo stesso contrastanti e armonici che gira intorno a piazza Marconi. Che dire? Made in Forte è alla versione 1.0, ma sono state poste le basi per continuare a sviluppare questo dialogo tra arte e città, tra forme e territorio, dando un nuovo assetto alla bella cittadina toscana.
Micol Balaban
mostra visitata il 18 febbraio
Dal 18 febbraio al 31 maggio 2017
Made in Forte 1.0 , Percorsi d’arte e di luce
Forte dei Marmi

Di origini italo-armene, classe 1990, vive a Milano, dove si laurea in Scienze dei beni culturali e si specializza in Arti, Patrimoni e Mercati, con ricerca tesi in Danimarca focalizzata sulle European Capitals of Culture. Il suo amore per la cultura nasce sin dall’infanzia, da cui sviluppa una grande passione per diverse forme d’arte, dalla letteratura al teatro e alle arti visive, sposando così un atteggiamento curioso che la porta oggi alla ricerca e alla scrittura nel settore. e.

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