Il 5 settembre Isabella Brancolini ha inaugurato i suoi nuovi spazi sul Lungarno
Barbieri domina la fotografia a colori, apparentemente vicina alla comune percezione, manipolando il mezzo e con esso l’immagine, proprio allo scopo di creare sorprese e spaesamenti nello spettatore. Il titolo della mostra è ambiguo: le 12 stampe esposte, di formati equivalenti a dipinti (120x150cm e 100x200cm), potrebbero già voler essere quadri. Invece i quadri sono i soggetti delle stesse fotografie – ripresi dall’occhio meccanico della camera manipolato dall’autore – dove ogni opera dipinta è rappresentata in un’istantanea di una continua visione selettiva.
Eppure, seguendo la citazione, proposta dallo stesso Barbieri, di Giovan Lorenzo Bernini, secondo il quale, per capire se un’opera d’arte sia di qualità sarebbe necessario usare lenti che cambino i colori degli oggetti, li ingrandiscano o li riducano o li facciano vedere rovesciati… sembra che la conclusione si sveli nelle enormi stampe di
Barbieri, appese comodamente nelle due belle sale bianche della galleria: immagini di quadri di Caravaggio, della Scuola Pisana, di Raffaello e di altri, resi parzialmente fedeli al loro originiale, fotograficamente manipolati nell’inquadratura e nella messa a fuoco.
Comunque si rivela la bellezza di ogni singolo quadro, in un dettaglio come l’occhio destro della Elisabetta Gonzaga o nell’armonia dei suoi colori esaltata nello sfocato. Barbieri dunque segue Bernini con i propri mezzi ottici mettendo alla prova le magnifiche sensazioni che queste opere continuano tuttavia a evocare.
Altre fotografie di Barbieri sono ora esposte al Palazzo delle Papesse, Siena, insieme al lavoro di Elger Esser.
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