Categorie: toscana

fino al 4.V.2008 | Za. | Siena, Palazzo delle Papesse

di - 25 Aprile 2008
Una curatela d’eccezione rende singolare la mostra senese dedicata alla giovane arte sudafricana: nel selezionare i partecipanti a questo che sarà l’ultimo evento al Palazzo delle Papesse, Lorenzo Fusi si è avvalso della collaborazione di celebri artisti di quel Paese, ossia Kendell Geers, Marlene Dumas, Berni Searle, Minette Vári e Sue Williamson. I quali hanno fornito uno spaccato attendibile e concreto di quel contesto artistico emergente.
Nessun luogo comune, o almeno non troppi. Quindi, nessuna reminescenza tribale, niente perline, tamburi, trofei o manufatti lignei, ma interventi differenziati, neoconcettuali, site specific, poetici, patetici, densi d’un attivismo culturale che denuncia lo stato di fatto della realtà comune nella quale si compiono, ma soprattutto il desiderio d’emancipazione da troppo facili etichette di “africanità”.
Il percorso inizia con una pattuglia della polizia, parcheggiata all’ingresso del Palazzo da Simon Gush. L’auto è vuota, ma con un allarmante lampeggiante acceso che segnala prima di tutto l’assenza delle forze dell’ordine, per poi farsi frammento d’un accaduto: la performance sonora, tenuta dall’artista nel corso dell’inaugurazione. È un lavoro percettivo e sensoriale il tunnel cieco The Black Passage (2006/2008) di James Webb, che conduce il visitatore verso un rumore sordo come l’angoscia che lo accompagna nel percorso verso un’auspicabile via d’uscita, impossibilitata da una barriera di casse acustiche impilate che lo riversano, con il suono, nell’oscurità. Claustrale anche Night journey (2005/2008), la video-installazione di Colleen Alborough: un ambiente labirintico di veli e stoffe cela una figura distesa e ricostruisce vagamente gli interni dov’è stato realizzato il video, ossia una grotta dentro la quale una persona si muove spasmodicamente alla ricerca vana d’una via di fuga.

Il consistente corpus video e fotografico in mostra è indubbiamente indicativo dell’urgenza di registrare una realtà sociale in rapido cambiamento. Non a caso, i video di Ismail Farouk si concentrano sulla trasformazione metropolitana. Lo urban photographer si muove fra le township, antico simbolo dell’apartheid, e i nuovi centri del potere, adoperandosi nell’annotazione dell’inarrestabile palingenesi psico-geografica sudafricana, che ridefinisce luoghi e persone.
Se il territorio sta subendo una frenetica metamorfosi, anche lo stile di vita delle persone e i loro usi e i costumi si stanno allineando a quelli occidentali. Lo dimostrano la scultura dell’uomo con la testa dentro il sacco di Nicholas Hlobo e gli scatti di Nontsikelelo “lolo” Veleno, nei quali l’artista posa vestita con capi giovanili e alla moda, che riflettono concettualmente sull’“uguaglianza” intrinseca al global branding.
Mikhael Subotzky, noto per il suo reportage fotografico nelle celle sovraffollate delle carceri sudafricane, documenta il lento trascorrere del tempo alla Giudecca Women’s Prision (2007) di Venezia. La questione mamma/detenuta-figlia propone una visione chiara del carcere, cioè di un luogo che offre un’immagine speculare in cui ambedue i detenuti (madri e figli) riconfermano il rapporto simbiotico che li unisce, ma spogliato di tutto, isolato, dove la sola dimensione della donna consiste nello specchiarsi nel bambino, in un rapporto di reciproca oppressione. Parla di donne anche Zanele Mugoli quando sottrae alcune scene dall’intimità della vita lesbica delle sudafricane e quando blocca in Faces & Phases (2007) alcuni volti di donne che si rivolgono all’obiettivo come allo spettatore, in cerca di riconoscimento e rispetto per la propria omosessualità.
Seducono e al tempo stesso ci inorridiscono” le vesti fluttuanti, libere dai corpi, cucite con tessuti eleganti e parti animali da Nandipha Mntambo. Analizzano invece esclusivamente il corpo i due video di Churchill Madikida: in Skeletons in my closet (2004), due mani si strofinano come in un amplesso; mentre sulla parete opposta, in Virus (2005), le eliche in movimento del Dna umano si alternano alla composizione molecolare del virus dell’Hiv.
Le coloratissime carte dipinte da Moshekwa Langa sono composte da vignette accostate fra loro e riempite con frammenti di frasi evocative i vari stati emotivi dell’artista. Un altro tipo di sovrapposizione è quella di Uplift: The Mountain, Palazzo delle Papesse (2008), realizzata da Sean Slemon stendendo sul pavimento di un’intera sala vari strati di moquette, per costruire sculture simili a curve di livello, sulle quali il visitatore, in barba alle abituali nozioni di preziosità dell’opera d’arte, può tranquillamente camminare.

Una mostra che presenta un Sudafrica piuttosto aggiornato in materia d’arte contemporanea, con artisti coscienti della situazione internazionale. Ma soprattutto attenti ai cambiamenti e coinvolti nelle riforme attinenti alle problematiche politico-sociali interne alla propria Nazione.

articoli correlati
Joburg Art Fair, in Sudafrica la prima fiera continentale del contemporaneo
video correlati
Il video della mostra

gaia pasi
mostra visitata il 2 febbraio 2008


dal 2 febbraio al 4 maggio 2008
ZA. Giovane arte dal Sudafrica
a cura di Lorenzo Fusi con Kendell Geers, Marlene Dumas, Berni Searle, Minette Vári e Sue Williamson
Palazzo delle Papesse – Centro d’Arte Contemporanea
Via di Città, 126 – 53100 Siena
Orario: da martedì a domenica ore 11-19
Ingresso: intero € 5; ridotto € 3,50
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 057722071; fax +39 057722071; info@papesse.org; www.papesse.org

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Quattro artisti contemporanei rileggono La Crocifissione di Hans Memling

In rapporto alle opere Matteo Fato, Stefano Arienti, Julia Krahn e Danilo Sciorilli prodotte appositamente, il Museo Diocesano di Milano…

4 Aprile 2026 14:30
  • Mostre

Nel mondo di Tina Dion, dove l’immagine porta le tracce del rimosso

L’artista irano-americana Tina Dion porta la pittura figurativa in un territorio fluido e ricco di simboli, dall'identità femminile alla diaspora:…

4 Aprile 2026 12:30
  • Danza

McGregor, Maillot, Naharin: tre visioni della danza contemporanea alla Scala

Le coreografie di Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin entrano in repertorio alla Scala di Milano: un trittico che…

4 Aprile 2026 11:30
  • Mostre

Giochi di parole, scambi di paesaggi: Barry e Rubsamen in mostra alla Galleria Artiaco

La Galleria Alfonso Artiaco di Napoli presenta due mostre di Robert Barry e Glen Rubsamen: tra i colori del linguaggio…

4 Aprile 2026 10:30
  • Arte contemporanea

La ex Factory di Andy Warhol a New York diventerà un negozio Uniqlo

A New York, una delle sedi della Factory di Andy Warhol ospiterà un nuovo negozio del brand giapponese Uniqlo che,…

4 Aprile 2026 9:30
  • Mercato

Finarte: è record mondiale per una fotografia di Franco Fontana

Un paesaggio di Fontana da € 20.320, ma anche gli scatti di Hiroshi Sugimoto, Luigi Ghirri, Gianni Berengo Gardin. Tutti…

4 Aprile 2026 8:15