La donna: indagata, osservata, ammirata, interrogata. Ogni più piccola dimensione dell’essere femminile è passata sotto l’attento sguardo di Elisabetta Rogai, dal suo pennello, dal suo svelarsi quasi scultrice nel plasmare le coordinate anatomiche. Come se stesse forgiando un plastico o una scultura, snodata tra forme voluttuose, la pittrice fiorentina muove e dirige il colore. In La forza e la virtù ha raccolto una selezione tra le creazioni pittoriche degli ultimi quattro anni. Una donna che ritrae le donne, caso quasi singolare. Singolare l’eleganza con la quale queste donne sono ritratte, per come i loro sguardi fissano lo spettatore o per come cercano, in ogni modo, di attirarne l’attenzione. L’introspezione concettuale sembrerebbe quella di uno sguardo maschile, teso a conoscere pulsioni lontane da sé. E invece è una pittrice ad infondere all’opera una saldezza strutturale autonoma, in grado di imporre direttive, regolarne i movimenti.
Nei dipinti più recenti il colore, denso e grumoso, si è man mano prosciugato,
Forse si temeva che il loro ingresso riducesse la valenza simbolica dell’opera. L’attimo sfuggito, emergente tra rossi ora appena accennati, ora decisi e imposti energicamente, è forse il rimorso (o il rimpianto?) di un qualcosa che non è accaduto, o che c’è stato, ma nella sua forma peggiore. Intorno una larga banda in nero crea una sorta di cornice intorno alla figura, a ricordare l’insistente incombenza di pensieri, dilatazioni della mente. Perché le sue eroine oltrepassano la tela, creano una seduzione sottile e consapevole, sempre nascosta da un fitto alone di mistero.
marta casati
mostra visitata il 12 giugno 2004
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