Giorgio Vasari consegna alla storia dell’arte la figura di Domenico Puligo, pittore fiorentino, legandola al suo modo di “fare a poco a poco sfuggire i lontani, come velati da una certa nebbia, (…) in modo che occultando gli errori non si potevano vedere ne’ fondi dove erano terminate le figure”. Con la sua pigra imprecisione e con i bei colori e le belle arie della testa, sempre nelle parole del Vasari, il Puligo (1492-1527) fu comunque un pittore molto amato nella Firenze granducale entrando nelle collezioni medicee con ben otto opere .
La sua vicenda si svolge nel primo scorcio del XVI secolo, in una Firenze memore della somma lezione di Raffaello e fervidamente attiva nelle botteghe di Piero di Cosimo, Fra Bartolomeo, Mariotto Albertinelli e Andrea del Sarto. Compiuto l’apprendistato presso Ridolfo del Ghirlandaio, il Puligo lavora per committenze pubbliche e private interpretando le suggestioni del maestro secondo gli accenti, più vibranti e drammatici, della pittura di Andrea del Sarto e dimostrandosi, inoltre, suscettibile alla maniera di Rosso Fiorentino e di Pontormo .
In questo modo Puligo si dispone ad avere uno dei cataloghi più ampi e fluttuanti che la storia dell’arte ricordi . Qualsiasi opera echeggiante lo stile dei maestri suoi contemporanei ma non abbastanza degna o, in qualche suo aspetto, difettosa, inevitabilmente verrà dalla storiografia assegnata al Puligo, talora in attesa di più certa attribuzione. Così le tele a firma Domenico Puligo, note agli studiosi e ai mercanti d’arte ma per lo più sconosciute agli appassionati e ai visitatori dei musei, popolano, innumerevoli e spesso trascurate, le pareti delle gallerie di tutto il mondo.
La mostra dedicata a “ un protagonista dimenticato della
Curata da Elena Capretti e Serena Padovani, con una speciale consulenza di Anna Forlani per la parte riguardante i disegni, la mostra ricostruisce anche il particolare intorno stilistico dell’epoca presentando opere di quegli artisti cui il Puligo fu debitore. Sfilano così le tele di Ridolfo del Ghirlandaio e di Andrea del Sarto alternandosi alle opere del discepolo che si rivela, infine, un artista attento ai passaggi tonali e molto intenso nell’interpretazione degli stati d’animo. I limiti più evidenti sono nel disegno e nella distribuzione delle composizioni che spesso mancano di unità e, addirittura di coerenza nelle prospettive e nelle proporzioni . È forse per questo motivo che il Puligo risulta un artista più apprezzabile nel genere, necessariamente più composto e misurato, della ritrattistica.
Chiude il percorso espositivo una saletta in cui sono esposti quegli artisti in vario modo orbitanti intorno ai fari del primo ‘500 che non aderiscono, di fatto, a nessuna scuola. Sono gli Eccentrici, così denominati da Federico Zeri alla cui memoria è dedicata la mostra.
pietro gaglianò
mostra vista il 27.IX.2002
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