Golem viene
inteso dall’artista nel senso originario espresso dalla Genesi, ovvero come “cosa
avvolta in se stessa”, e collegato per analogia a un frutto che la cultura
ebraica considera simbolo della nascita. Potenza, origine e vita; esattamente
gli elementi a fondamento di un’antica leggenda popolare, rinverdita nel Novecento
dalla trasposizione letteraria di Gustav
Meyrink e da quella cinematografica di Paul Wegener.
Nello specifico, l’opera è
composta da file di noci che seguono con precisione, e perciò sottolineano, le
linee architettoniche dell’ambiente. Un atto immediato e coraggioso che
rinuncia con consapevolezza a ogni elaborazione aggiuntiva per condurre
direttamente l’osservatore al nucleo tematico: il rovesciamento delle funzioni
tra contenitore e contenuto. Il luogo espositivo, che di solito mira al massimo
della neutralità per non influenzare la visione di quanto ospita, stavolta
diventa l’oggetto preminente dell’attenzione.
È chiaro che una simile
riflessione sullo spazio non ha in sé molto di originale, eppure per Golem
ciò non rappresenta una reale limitazione: il valore dell’intervento si delinea
e si conclude nella puntualità del meccanismo escogitato – cioè nel suo modo
insieme logico e assurdo di funzionare – non nella definizione di un senso. Del
resto, quale corrispettivo migliore, di questa resistenza a non finalizzarsi in
un significato univoco, se non la superficie increspata dei gusci contro la
perfezione liscia delle pareti?
Coerentemente per Carone,
anche in questa fase di evoluzione stilistica tanto segnata dal ruolo
dell’assenza, resta imprescindibile il riferimento alla rappresentazione. In
una stanza minore, quasi appartata rispetto al corpo principale della galleria,
si trovano la serie di acquerelli Calchi e l’assemblaggio ligneo Totem.
Appunto i disegni hanno una doppia funzione proiettiva: per un verso potrebbero
essere studi in previsione dell’opera centrale, per un altro i “positivi”,
colorati, dei vuoti che compongono la vicina scultura. E quest’ultima, studiato
equilibrio di vecchie cassette da merci, ormai quasi putride, si dà
all’osservazione come un esempio par excellence del processo simbolico.
Anche se al termine del
percorso si ha l’impressione che le tre opere non si risolvano in un insieme
completamente armonico, l’imprevisto stridore non è considerabile come difetto:
è piuttosto la traccia viva di un momento fondamentale per lo stile di un
artista, l’orma dell’ultimo passo, ancora un po’ incerto, prima di una
definitiva maturità.
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Simon Roberts all’Ex3 di Firenze
Carone
a Pistoia nel 2008-2009
mostra
visitata il 22 gennaio 2011
dall’undici dicembre 2010 al 5
febbraio 2011
Francesco
Carone – Golem
SpazioA ContemporaneArte
Via Amati, 13 (centro storico) – 51100 Pistoia
Orario: da martedi a sabato ore 15.30-19.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0573977354; info@spazioa.it;
www.spazioa.it
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