Nelle sale del Pecci Bertrand Lavier gioca con i nomi degli oggetti e con la loro probabilità di oscillare intorno a significati non previsti: scardina le icone dalle loro rassicuranti nicchie culturali e le rilancia al pubblico dei visitatori con un tiro ad effetto.
Nessuna cronologia ordina la sequenza delle opere esposte, non ci sono raggruppamenti tematici o accostamenti basati sulla tecnica: dal ready-destroyed di Mobymatic si passa alla serie degli “oggetti dipinti” –e scolpiti- con dense, materiche, pennellate di colore acrilico.
Candy/Fichet Bauche, del 1989, innesca un ulteriore processo metamorfico, assimilabile agli innesti botanici che integrano due vegetali diversi per crearne un terzo inedito. Gli oggetti, pur riconoscibili in alcune loro parti (e riconducibili alla loro identità originale), vengono riassemblati in sculture monumentali che sovrascrivono la funzionalità del prodotto industriale. Sono gli innesti di cui parlava Mirò quando passava dalla pittura alla scultura: Le cose seguono un proprio corso naturale. Spuntano, maturano. Bisogna fare gli innesti (…) Tutto questo va maturando nel mio spirito. Così lavoro a moltissime cose contemporaneamente.
Questa stessa simultaneità viene praticata da Lavier, che progetta nuovi viaggi, nuove esplorazioni concettuali e, con disinvoltura, ritorna ad esprimersi con tecniche già sperimentate. La Ferrari 308 GTS, che è stata realizzata per questa mostra, richiama l’esperienza degli oggetti dipinti dei primi anni ’80. Con ironia corrosiva l’oggetto di culto diventa un’opera d’arte proprio nel momento in cui perde il proprio fascino di icona.
Altri soggetti, e altri incroci, segnano ulteriori tappe di decostruzione della realtà. Alcune opere vengono sacralizzate in ambienti ridotti, dove incombono come arredi ecclesiastici. Qui si confrontano già con il proprio tempo a venire, come nel caso di Nautiraid: una moderna canoa che è stata distrutta e poi ricostruita con le tecniche del restauro archeologico.
Nell’ultima sala gli sfondi squillanti di Topolino & Co. brillano sulle pareti: particolari dei fumetti, fotografati e ingranditi, riflettono l’equivoco in base al quale il grande pubblico percepisce in modo banale l’arte dei comics.
daniela cresti e pietro gaglianò
mostra visitata il 14 novembre 2004
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