È il 1875 e ricorre il IV centenario della nascita di Michelangelo Buonarroti; Firenze, che ormai ha perso il ruolo di capitale politica, organizza un’importante programma di celebrazioni volte, in parte, alla rivendicazione del primato in campo artistico e culturale.
Nell’ambito delle manifestazioni, diffuse in tutta l’area cittadina, la Casa Buonarroti e la Galleria dell’Accademia rappresentano i due centri di maggore rilievo, la prima con le raccolte di disegni e manoscritti, la seconda con il progetto di un Museo Michelangiolesco permanente.
Allora come ai nostri giorni, la Casa Buonarroti, ricca al suo interno di tesori e opere dal valore inestimabile, si presentava in facciata sobria e priva di decorazioni. Cosimo Conti, rivolgendosi al coitato organizzatore, evidenzia come l’edificio abbia un’apparenza così comune che se non fosse per la Memoria apposta sopra la Porta nessuno potrebbe riconoscerla. Per questa ragione il pittore propone di dipingere gratuitamente la facciata a Graffito con Ornati e Figure Allegoriche. Con la collaborazione di Giacomo Roster, uno dei più convinti sostenitori del progetto, e un’equipe di validi pittori e decoratori, il Conti elabora una prima versione che viene presentata nell’ottobre del 1875 alla commisione incaricata di giudicare il lavoro.
Il progetto non vedrà mai la luce: in prima battuta viene rifiutato dalla giuria perché, per via della sua stessa struttura, la facciata viene considerata poco adatta ad essere decorata con armoniosa e ben proporzianata composizione. Sebbene il gruppo si rimetta immediatamente al lavoro per riformulare il progetto, alcune defezioni da parte degli artisti rendono definitivamente impossibile il suo compimento.
Accantonata la coraggiosa iniziativa, ai suoi promotori non rimaneva che l‘orgoglio di donare il grande disegno alla Casa Buonarroti. L’opera, attualmente, si trova esposta negli spazi che il Museo riserva alla fortuna di Michelangelo nell’800.
Le speranze e le delusioni di cui è intessuta la storia del progetto tornano oggi a vivere nell’iniziativa curata da Adriano Bimbi, titolare di una cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti. Quattro giovani allievi, Zeynep Baransel, Elisa Borghetti, Claudio Cecchetti e Claudio Cionini, coordinati e guidati dal maestro, hanno studiato il disegno originale riproponendone dettagli e una versione a grandezza naturale. In mostra sono esposti i risultati di questo appassionato lavoro, raccontato anche attraverso le diverse tappe e le tecniche si rappresentazione adottate nel corso dell’aelaborazione.
Pietro Gaglianò
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