Andrea Roggi, Le Galeries Bartoux - Matignon, Parigi
Mezzo secolo. É questo il grande arco temporale che il percorso espositivo che celebra Andrea Roggi ripercorre puntando i riflettori sulla ricerca nella scultura contemporanea, tra tradizione plastica e innovazione tecnica. La retrospettiva alle Galeries Bartoux offre dunque una visione complessiva tra bozzetti, opere pittoriche e sculture monumentali che permettono di osservare l’evoluzione del linguaggio dell’artista dai primi lavori in terracotta e pietra degli anni Ottanta, alle grandi fusioni in bronzo che ne hanno definito l’identità, fino alle più recenti sperimentazioni in marmo e acciaio.
Originario di Castiglion Fiorentino, Andrea Roggi ha sviluppato un linguaggio fondato sul dialogo tra figura umana e natura e, nel 1991 ha fondato il laboratorio La Scultura di Andrea Roggi, cuore del suo processo artistico e centro operativo della sua attività creativa e produttiva, dove progetto, materia e visione si incontrano. Nel 2023, poi, è stato inaugurato il nuovo laboratorio, una struttura ampliata e concepita per sostenere la produzione di opere monumentali e per integrare in modo organico tradizione artigianale e innovazione strutturale. Questo nuovo spazio segna una fase di consolidamento e crescita, ponendosi come uno dei centri di produzione scultorea più avanzati in ambito europeo. All’interno del laboratorio la fusione a cera persa continua a essere il fondamento tecnico della produzione. Nel 2019 Roggi ha sviluppato e formalizzato la cosiddetta fusione dinamica, un’evoluzione del processo tradizionale che consente di ottenere strutture più slanciate, articolazioni complesse e una gestione avanzata delle tensioni interne del bronzo. La fusione dinamica permette alla materia di esprimere una tensione ascensionale costante: il bronzo non appare come massa statica, ma come materia in equilibrio, come se fosse ancora fluido nel momento stesso in cui si solidifica. L’innovazione tecnica diventa così parte integrante del linguaggio artistico.
La mostra parigina ha il pregio di riportarci a L’Albero della Vita, nucleo simbolico della ricerca di Roggi. In queste opere, la figura umana si fonde con la struttura vegetale generando forme che suggeriscono crescita, slancio e continuità. Le sculture indagano il rapporto tra radicamento e tensione verticale, tra memoria e trasformazione. Il bronzo, pur nella sua densità, viene trattato come materia dinamica, capace di evocare movimento e leggerezza. Il riferimento al concetto di élan vital, elaborato da Henri Bergson, trova risonanza nella volontà dell’artista di tradurre in forma plastica una forza vitale invisibile, percepibile attraverso la tensione interna delle sue strutture.
Ai momenti istituzionali più significati – si ricordano la donazione dell’opera San Francesco e il Cantico delle Creaturea Papa Francesco nel 2015, e la realizzazione di opere date in riconoscimento a Ennio Morricone e Federico Faggin – la mostra parigina rappresenta una tappa significativa di consolidamento internazionale di un percorso che unisce tradizione plastica, visione simbolica e innovazione tecnica. E proprio in questa occasione Roggi ha presentato una nuova opera nata dalla medesima collaborazione, concepita come evoluzione del progetto originario e affiancata all’opera già esposta negli anni precedenti.
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