La vita di Michelangelo, la sua opera, i maestri, i mecenati, la cultura del tempo e gli epigoni del maestro… alla Casa Buonarroti è in atto la ricostruzione di un’intera epoca, dal 1475 al 1564, poco meno di un secolo durante il quale brillò il genio dell’ottimo artista.
La mostra ripercorre le tappe della lunga vita di Michelangelo prendendo spunto da un patrimonio documentario di enorme valore: l’Archivio Buonarroti, tornato presso la Casa nel 1995 dai depositi della Biblioteca Medicea Laurenziana. I centosessantanove volumi di cui si compone l’archivio rappresentano oggi il più
Nell’ambito della mostra sono esposte sia opere appartenenti alla Casa Buonarroti, sia opere provenienti da altri musei, nazionali e stranieri. Accanto agli originali michelangioleschi, documenti e disegni, si trovano lavori di altri artisti che si riferiscono a personaggi o episodi salienti, fondamentali per la definizione della scena sulla quale si muove il Buonarroti.
L’esposizione si apre con un richiamo ai maestri di Michelangelo: il Ghirlandaio e Bertoldo di Giovanni; seguono numerose riproduzioni delle opere del Buonarroti realizzate da artisti che nel corso della loro attività si ispirarono all’arte di Michelangelo. Di alcune realizzazioni michelangiolesche abbiamo testimonianza solo mediante queste copie: è il caso del Venere e Amore, un cartone perduto sulla traccia del quale il Pontormo dipinse la tela visibile in mostra. Ancora più celebre è la Leda, dipinta intorno al 1530 e dispersa in Francia, forse bruciata per ispirazione di Anna d’Austria a causa della raffigurazione particolarmente vivida dell’amore carnale; della composizione michelangiolesca ci rimangono solo lo splendido studio per la testa di Leda e le interpretazioni
Tra le opere di mano di Michelangelo, il cartonetto con l’Annunciazione varrebbe da solo come pretesto per la visita. L’autografia michelangiolesca dell’opera è stata a lungo oggetto di un dibattito che vedeva alcuni critici propendere per l’attribuzione a Marcello Venusti. In realtà il confronto con l’analoga pala d’altare dello stesso Venusti, conservata in San Giovanni in Laterano a Roma, non lascia dubbi. Il disegno originale è dotato di tutto il vigore del tratto di Michelangelo: la Vergine, quasi una Pallade Atena, presenta inequivocabili analogie con altre opere la cui autenticità è indiscussa (fra tutte si ricordi la Cleopatra); la figura, nel dialogo con l’angelo, realizza uno spazio tridimensionale ben lontano dalla stilizzazione della pala del Venusti.
Fra gli scritti di Michelangelo le lettere si riferiscono ai soggiorni romani, ai rapporti con i committenti, con la famiglia; altri fogli riportano annotazioni, appunti, A meno di due mesi dalla morte, Michelangelo confessa la mano non mi serve: d’ora in poi potrà solo firmare missive scritte da altri sotto sua dettatura.
La mostra è curata da Pina Ragionieri, direttrice della Casa Buonarroti, e da Lucilla Bardeschi Ciulich, che, nel 1989, ha già prestato la propria esperienza per la realizzazione della mostra Costanza ed evoluzione nella scrittura di Michelangelo.
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