Angle è, in qualche modo, la conferma che non c’è bisogno di trasgressione ad ogni costo per “divenire novità”. E’ il punto di vista che fa la differenza, “…un osservatorio particolare dal quale si guardano la città, l’architettura, gli oggetti…” spiega Pietro Gaglianò curatore della mostra e direttore artistico dello spazio, indicando così la chiave di lettura del percorso espositivo. Netherlands skies propone come tema la città e il viaggio come spostamento che per essa e in essa si compie. I soggetti sono città olandesi e le diverse ottiche sono di tre giovani artiste Maura Banfo, Alba Rossi e Ester Viapiano.
Il lavoro di Maura Banfo è un viaggio senza confini, attraverso i continenti sull’onda di un impulso primordiale che caratterizza i fenomeni migratori. Le sue cicogne arrivano da lontano delineando nel cielo rotte istintuali e ricorrenti. Fanno nidi bellissimi che splendono di bagliori azzurrini ed ammiccano all’umanità che le circonda di magia. La visione così rarefatta ed eterea dell’artista dialoga con lo sguardo, altrettanto sottile, di Alba Rossi, che la città la scopre da terra. In entrambe l’amore per il viaggio è prioritario, un viaggio non solo reale, ma soprattutto antropologico. Mondi e città intessute di itinerari della mente e dello sguardo. Cieli di città, edifici, strade, sobborghi raccontano di sè. Un tessuto narrativo che spesso sfugge all’occhio disattento ma che è pregnante nello srotolarsi della composizione urbana. La fisicità è sottesa, quasi assente negli scatti, tuttavia la presenza umana è ovunque percepibile, sia come passaggio che come stratificazione. Parafrasando Borges: la città è come la storia, cioè un libro che noi stessi scriviamo e dalla quale al tempo stesso veniamo scritti.
Una forte nota di colore arancione caratterizza lo spazio espositivo e la base d’appoggio dell’installazione di Ester Viapiano. L’artista ha creato dei contenitori trasparenti, pieni d’acqua che fanno da lente d’ingrandimento a piccoli “spaccati” di topografia urbana. La bolla d’aria che galleggia dà una dimensione ondivaga dei segni sottostanti quasi a sottolineare l’impossibilità di indicare direzioni e progetti. E come nelle “Città invisibili” di Calvino …la vita è felice se è una perpetuità di nuovi inizi…
daniela cresti
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