E’ una rinascita polivalente quella del Pecci: la tanto attesa riapertura ha mostrato il restyling, con sale nuove e con quelle già esistenti rinnovate, ma ha soprattutto rivelato uno spirito consapevole delle proprie potenzialità e di quanto voglia essere portatore di indirizzi stilistici nuovi.
L’attenzione è stata focalizzata non soltanto sulla personale di Wim Delvoye, ma ben distribuita anche sugli eventi collaterali, come le installazioni di Letizia Cariello e Massimo Bartolini.
Tre sezioni tratte dall’ultima esperienza artistica della Cariello trovano sede nella nuova Project Room del museo: la videoinstallazione, tratta da Hallenbad Project, e l’installazione sonora con i nove ritratti dal titolo HB Portraits sono il risultato di un lavoro incentrato sul senso di isolamento totale che l’immersione riesce a dare.
L’opera coinvolge lo spettatore collocandolo di fronte a immagini dal fascino ambiguo, sospese tra descrizione di un evento e l’accadere di un inspiegabile non-senso. L’azzurro-celeste tipico dei fondali delle piscine inonda totalmente il visitatore, al quale non resta che mettersi in gioco e prendere percezione del proprio corpo in questo spazio imposto. L’artista parla di necessità mentale quando dice Non importa dove sono, nuoto.
Massimo Bartolini per l’occasione ha realizzato il suo Desert Dance, al piano terra del museo. Un vero e proprio mutamento del luogo, che comprende oltre il corridoio e l’atrio anche l’ingresso al bar. L’ambiente ospita al centro un libreria edicola dove i libri – trattati scientifici e manuali tecnici – trovano una sistemazione precisa, ben divisi tra loro. L’artista ha voluto ulteriormente sconvolgere l’ambiente creando una superficie pavimentale identica a quella di un campo da tennis: la terra battuta è stata diffusa ovunque, regalando quella sensazione tattile che si ha solo sui
Sono ricerche artistiche che si muovono sicuramente verso direzioni diverse quelle della Cariello e di Bartolini ma che entrambe si concentrano sulla potenza ipnotica esercitata dallo spazio. Per l’una proveniente dall’acqua, per l’altro dalla terra.
marta casati
mostra visitata il 1 novembre 2003
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