Nei primi decenni del Quattrocento l’arte senese si è impegnata
in un aggiornamento della propria eredità culturale. A contatto con il clima
artistico fiorentino e con le invenzioni che lo caratterizzano, gli artisti
senesi rinnovano il loro vocabolario formale, andando così ad arricchire i
valori che avevano contraddistinto il secolo precedente. Sono decenni che
vedono la città di Siena fortemente coinvolta in quel clima di mediazione così
ricco di varianti in cui la cultura gotica incontra la cultura rinascimentale.
La mostra offre uno spaccato minuzioso, di grande qualità,
dei rapporti complessi che la tradizione stabilisce con l’innovazione. E
diversamente non poteva essere, visto l’enorme lavoro di preparazione svolto
(sei anni) e la grande qualità delle opere e dei professionisti chiamati a
collaborare. Anni in cui è stato possibile ottenere prestiti dai più importanti
enti internazionali, in cui è stato possibile ricostruire polittici smembrati e
collaborare con alcuni dei principali centri di tutela e ricerca del patrimonio
culturale, che hanno effettuato 25 restauri presentati per l’occasione.
La mostra si apre con le opere dello scultore
Jacopo
della Quercia, a
cui è stata dedicata un’intera sezione monografica; prosegue poi con altre due
sezioni: la prima è incentrata sulla pittura e riguarda il sopravvivere della
lezione dei
Lorenzetti e di
Simone Martini, la seconda riflette sull’apporto considerevole dei
“forestieri”, tra i quali
Lorenzo Ghiberti,
Donatello,
Gentile da Fabriano.
Particolarmente rappresentati sono
Giovanni di Paolo e
Stefano di Giovanni detto il
Sassetta. A
seguire,
Giovanni d’Ambrogio, il
Maestro dell’Osservanza e
Sano di Pietro.
Domenico di Bartolo chiude la sezione. La successiva
è su Donatello
e
sulla considerevole influenza avuta su artisti come
Lorenzo di Pietro detto
il Vecchietta e
Matteo di Giovanni.
Dopo questa ampia panoramica di pittori e scultori si
passa a conoscere altri aspetti dell’arte del periodo: la produzione di oggetti
di oreficeria, codici miniati, manufatti e prodotti tessili.
Avvicinandosi all’uscita sarà possibile visitare la
sagrestia vecchia dell’ospedale con gli affreschi del Vecchietta e la sala del
Pellegrinaio, contenente l’importantissimo ciclo degli
Episodi della storia
e della vita dell’ospedale, ciclo di affreschi eseguito da Vecchietta, Domenico di Bartolo e
Priamo
della Quercia.
Ma la mostra prosegue anche nel tessuto istoriato della
città, allacciando il percorso espositivo alle presenze artistiche nel Duomo,
nel Museo dell’Opera e nel Battistero, a pochi passi dal complesso di Santa
Maria della Scala.